Con Techno-Luxury Carvico lancia una sfida creativa

Techno-Luxury: «I tessuti tecnici rivoluzioneranno la moda del futuro»
Laura Colnaghi Calissoni, presidente e amministratore delegato di Gruppo Carvico, in conversazione con Matteo Minà di Milano Finanza Fashion, sul progetto speciale “Techno-Luxury” dedicato al tessuto indemagliabile elasticizzato e a maglia circolare. 

Lusso e performance, due opposti che si attraggono nella visione di Laura Colnaghi Calissoni, dal 2005 alla guida del gruppo Carvico, ma anche super sportiva e fresca di nomina a cavaliere del lavoro. La sua presenza a Pitti Filati 84, come ha spiegato lei stessa al giornalista Matteo Minà durante un talk all'interno della Pitti Show Box, non è casuale, ma finalizzata a lanciare una sfida precisa al mondo della moda.
Il gruppo Carvico, creato dal marito di Laura, Giuseppe Colnaghi, oggi è leader nella produzione di tessuti altamente tecnologici, impiegati per realizzare dai costumi da bagno all'abbigliamento sportivo, dall'intimo all'arredamento. Nelle tre unità produttive italiane (Carvico, Eurojersey e Jersey Lomellina) e in quella vietnamita (Hung Yen Limited ad Hanoi), vengono prodotti 62 milioni di metri di tessuti indemagliabili elasticizzati, resistenti e traspiranti, e di maglia circolare. E il prossimo anno l'azienda diventerà ancora più internazionale con l'apertura del nuovo stabilimento in Etiopia che porterà a quota 1.500 i dipendenti totali di un gruppo che ha, tra i propri clienti, Adidas, Calzedonia, Chiara Boni, Yamamay.
I prodotti di Carvico e di Jersey Lomellina sono stati i protagonisti di Techno-Luxury, un'installazione e una capsule collection, curate dal designer Angelo Figus durante i giorni del salone. L'idea era quella di introdurre il pubblico di Pitti Filati a una tendenza ormai in atto in molte collezioni: la sinergia, all'interno di uno stesso capo, tra filati pregiati, come cachemire e seta, e tessuti tecnici, come la poliammide.

Ecco una sintesi del talk tra Matteo Minà e Laura Colnaghi Calissoni.
(Matteo Minà) Che cosa spinge un'azienda di tessuti come la vostra a partecipare a una fiera di filati?

(Laura Colnaghi Calissoni) Crediamo fermamente che i filati naturali possano sposarsi in maniera interessante con i nostri tessuti tecnici. Lo dimostrano i capi che abbiamo prodotto per la capsule di Carvico all'interno dell'installazione Techno-Luxury. Lana, cotone e cachemire, uniti ai tessuti tecnici, diventano più comodi, più adatti alla vita di tutti i giorni, all'attività fisica e ai viaggi.

(M.M.) In questo momento la contaminazione tra luxury e sportswear è molto forte, lo si vede in tutte le sfilate. Le richieste dei consumatori sono cambiate e i brand si sono adattati. Che cosa vede nel futuro? Ci sarà sempre maggiore contaminazione o ci fermeremo qui?

(L.C.C.) Di sicuro non torneremo indietro. Anzi, si andrà avanti. La nostra vita procede in maniera sempre più rapida, tutto si velocizza e di conseguenza anche il nostro modo di vestirci deve adeguarsi, ottenendo il massimo da quello che il mondo del tessile può offrire. Per questo i tessuti tecnici saranno il futuro.

(M.M.) Lusso e performance un tempo non facevano rima e ora invece si integrano a vicenda. Crede che questa contaminazione potrà caratterizzare anche altri settori tessili?

(L.C.C.) Penso che questa tendenza sia destinata a espandersi al di là del luxury. Sta già avvenendo. Il gruppo Carvico, per esempio, fornisce ogni tipologia di settore nel mercato dell'abbigliamento e anche dell'arredamento. 

(M.M.) Adesso si parla molto di sostenibilità. Il lusso tecnico rispetta l'ambiente? 

(L.C.C.) La sostenibilità è uno dei principi ispiratori del nostro gruppo: lo applichiamo in tutte le fasi produttive sia in Italia, dove ormai ci sono regolamenti ben precisi, sia in Vietman. Ed esporteremo la nostra politica in Africa dove produrremo in maniera sostenibile, anche in assenza di regole che ce lo impongono. In concreto, sponsorizziamo Healthy Seas, un'organizzazione che si occupa di raccogliere plastica, reti da pesca e altri rifiuti che inquinano gli oceani. E utilizziamo poliammide riciclata del nostro fornitore Acquafil. Il rispetto per l'ambiente, tra l'altro, è anche ottimo argomento di vendita. Al consumatore piace sapere che quello che indossa può tornare a far parte della filiera, invece che finire in discarica. 

(M.M.) Questa contaminazione tra filati naturali e tessuti sintetici può servire anche per valorizzare la lana riciclata, un tempo considerata di serie B e oggi volano di sviluppo per interi distretti produttivi, come quello di Prato?

(L.C.C.) Certo, attraverso i nostri tessuti è possibile far tornare in vita anche la lana. Penso a capi meravigliosi, caldi e impermeabili. In fondo, siamo il Paese dei creativi. Ogni giorno giovani designer sfornano nuove idee. E io sono molto curiosa di scoprire che cosa si potrà fare con le mille possibilità che abbiamo a portata di mano. Mi aspetto belle sorprese.