A talk with Toshy

a tu per tu con l’artista che ha dato vita all’installazione di UNSCENT a Pitti Fragranze

Video, visi rappresentati su tele assieme a scritte proiettate. Ancora, dettagli e pennellate dischiusi come boccioli, come fragranze... La dimensione dello Spazio Alcatraz alla Stazione Leopolda incontra il lavoro del celebre artista olandese Toshy, per una speciale installazione site specific.
 
Come nasce la tua collaborazione con Intertrade? Raccontaci del progetto per Fragranze…
In passato avevo già collaborato con un membro del team Intertrade, e a questa edizione sono stato invitato dall’azienda a fare una proposta artistica per la loro installazione a Pitti Fragranze. Fragrance is Who You Are è nata in maniera abbastanza naturale, in realtà, e per me è stato chiaro fin dal principio che le fragranze e i profumi sono forze dichiaratamente legate all’individualità. Come artista sono particolarmente consapevole dell’individualità. Ogni artista è differente. Ogni opera d’arte è unica. Ogni messaggio ha un valore particolare. Le fragranze sono simili in questo senso.
A Fragranze sono stati presentati foto e video con una connotazione forte che illustra la bellezza dell’individualità e la forza dello stile personale. Associazioni di parole trascinanti, simboli, icone e dipinti. Il colore da sperimentare.
In questa opera d’arte, sono rappresentate facce appartenenti a ogni razza. Ogni “viso” dell’installazione è composto dai tratti somatici di tre persone differenti. Ho unito tecniche di produzione video, fotografia, modelli video, video su tela e l’uso di testi per creare una piattaforma media tinta da commistioni… con un rapporto simile a quello che un naso o creatore di fragranze ha con le materie prime.
 
Gli artisti e i profumieri non sono entrambi trasformatori in un certo senso?
Pensateci. Le fragranze sono fortemente emotive. Un profumo alla vaniglia può suscitare immagini di tranquillità domestica, un umore invernale o anche morbidezza e femminilità. Un profumo al limone evoca il clima estivo, una sensazione di freschezza, un ricordo di viaggio. In questo caso, ho tradotto un profumo, una nota o combinazione di note in una specifica energia che l’individuo può percepire. Come artista, in generale, traduco o interpreto i sensi, i colori, le immagini, la scrittura, e molto altro, per creare delle narrazioni. La mia arte implica un racconto continuo, come il lavoro di un profumiere…

In che modo produci delle trasformazioni con il tuo lavoro? 
Attraverso l’arte trasformiamo una realtà. Trasformiamo anche una sensazione, un pensiero, un’immagine, un evento, un’emozione o una storia. E come fruitori d’arte possiamo divenire parte di questa trasformazione o semplicemente osservarla. L’artista non può controllare questo processo perché è il fruitore dell’arte che lo determina. Questo si può capire, no? Il concept di quest’opera è strutturare le identità attraverso le fragranze. Tutti i tipi di persone usano fragranze per creare la loro personalità.
 
La comunicazione è alla base del tuo lavoro, ma come pessi, oggi, che si possa comunicare liberamente?
Comunicare senza limiti oggi richiede di essere liberi, creare senza restrizioni, paure o freni. Significa fidarsi di se stessi e lasciarsi andare.

Parlaci del tuo stile e del tuo storytelling… 
Mi ispiro a temi sociali, trend di moda e fatti del vissuto quotidiano. Unisco la scrittura alle mie capacità di disegno e tipografiche in unione alla fotografia oppure come commistione per creare una nuova “narrazione artistica”. È uno stile che può ricordare i graffiti e la street art, ma che ha molto in comune con la narrazione di storie.

"The world is your stage/Il mondo è il tuo palco" che significa questa frase per te? 

I molteplici ritratti di questa installazione sono ricoperti da testi dipinti e da simboli. La pittura facciale è sempre stata utilizzata come espressione artistica sin dai tempi antichi. In passato abbiamo declinato l’espressione del nostro impulso artistico sui muri delle caverne o abbiamo dipinto i nostri visi e corpi. Questo potere di cambiare noi stessi dimostra la nostra umanità e ci rende differenti dagli animali. In un certo senso siamo attori nel nostro stesso teatro e sul nostro palcoscenico. Possiamo essere attori della nostra vita.

Com’è inziato il tuo lavoro?
All’età di 16 anni, nel 1986, ho visto il documentario “Style Wars” e ho inziato a realizzare i miei primi graffiti. Ho scelto poi il nome “Toshy” che in slang significa “spazzatura”. Ero “troppo timido” per rivendicare i miei pezzi sulle strade dell’Olanda e così ho utilizzato questa tag. Ho iniziato a diventare famoso e ho continuato la mia arte illegale di notte. Ho dovuto utilizzare diversi tag di volta in volta. Usavo nomi come “Trouble”, “Scab”, “One” e “STS”. A 19 anni ho smesso con i graffiti. Era troppo difficile lavorare anonimamente. Ho terminato la scuola di pubblicità e design e iniziato la mia carriera come direttore creativo. In seguito, ho sviluppato le mie capacità nell’ambito dell’illustrazione, tipografia, video, fotografia, copywriting e design grafico.