Fashion Diary by Gabriele Verratti

"Nelle pagine più belle di un diario finiscono incontri e sorprese, li si rilegge nel tempo, li si ama a distanza. È lo stesso che accade con un abito, con un accessorio, di quelli che ti fanno battere il cuore. Non bisogna cercarli troppo, ti vengono incontro all'improvviso, come una bellezza di cui non puoi più fare a meno. A Super, be', succede da sempre. Ma questa volta sarò io a raccontarvelo. Con passione, curiosità, e soprattutto senza programmi. Perché nella moda, come nella vita, l'imprevisto è tutto".

Ken Samudio
Stile differenziato
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Natali Leskovaì
Cartoline da San Pietroburgo
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Le Cult 1944
Profumi dal passato
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Vitussi
Scrigni alla Dalì
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Stiù
Un passo più avanti
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Curated
Minimal chic
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Ken Samudio

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Il riciclo dei materiali non è solo una sana abitudine, ma lo spunto che ha permesso a Ken Samudio di reinventarsi nella professione. Colpito dall'inquinamento marino, l'ex biologo ha deciso di utilizzare la plastica di bottiglie e parafanghi per una linea di borse dalle curiose forme organiche. Di più, i coloranti per realizzarle sono tutti di origine naturale e biodegradabili. 

Natali Leskovaì

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Si racconta che per fondare la capitale del suo impero Pietro il Grande non abbia badato a spese, un capriccio costato la vita a poco meno di 30.000 operai. Molto meno cruenta l'attività della designer Natali Leskova, che dalla metropoli sulla Neva trae ispirazione per abiti essenziali, con bottoni e zip a scomparsa. Su di loro le stampe di piazze e architetture riproducono le vedute più pittoresche della città. 

Eugenio Vazzano

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In una fabbrica ottocentesca di caponata siciliana un gruppo di sarte custodisce i segreti delle stoffe più antiche. Lì, nel laboratorio di Melilli, Eugenio Vazzano segue la lavorazione di ogni singola pezza con passione d'artigiano, dalla tintura alla fase che la rende “stazzonata”, cioè stropicciata e decorata a mano come una volta. Ne nascono stole in patchwork e tuniche di raffinata rusticità, ma anche arazzi e tappeti. 

Le Cult 1944

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Certi acquisti riservano delle sorprese. In un antico cassettone arrivato da Parigi Lino Armentano scopre alcuni fogli, ingialliti ma ancora leggibili: sono gli appunti di un profumiere. Da lì l'idea di farli rivivere in un'antologia di fragranze pregiate e complesse, formulate con i metodi dell'alta profumeria. I flaconi di vetro sono serigrafati a mano, l'astuccio in carta di schietta produzione italiana. 

An Italian Theory

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È un inno alla pasta e all'italianità la capsule collection disegnata da Alessandro Enriquez. Penne e fusilli si ripetono in motivi all over sulla maglieria a tinte vivaci, sulle gonne a ruota anni '50, sugli chemisier bon ton che strappano un sorriso a chi li indossa e a chi li ammira. Nelle borse realizzate in collaborazione con Azzurra Gronchi il matelassé riproduce il profilo delle farfalle: si tratta di una speciale tecnica d'imbottitura in gommapiuma su disegno.

Schield collection

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Sembra che la rondine sia un simbolo molto benaugurante in Cina, ma anche le gambe in miniatura non scherzano mica. Sono simboli che Roberto Ferlito declina come anelli, orecchini e ciondoli per un'ironica collezione di bijoux, forgiata nelle più rinomate fucine di Firenze. E se la fortuna non è ancora propizia, meglio tentare con le Lucky Tits. 

Jerome C. Rousseau

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È l'estate del 1990 quando il gruppo tecno-dance dei Deee-lite scala le classifiche con Groove Is in the Hearth. L'atmosfera festaiola e il look esagerato del videoclip segnano per sempre la fantasia dell'adolescente Jerome. Cultura pop e luccicori glam da discoteca restano costanti della sua poetica, anche da adulto. Ce lo confermano le nuove ballerine a punta, spruzzate di glitter, dalle giocose applicazioni sullo scollo. 

Vitussi

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Vito arriva dalla Sicilia, ha l'estro del surrealista e la poesia del cantastorie. Le sue borse sono cofanetti preziosi, che reinventano forme e materiali. Per manico un rubinetto d'ottone, per fodera la pala legnosa del fico d'India. Poi, sulla fiancata in velluto, scopri una serie di quadranti senza lancette. Il tempo si ferma, il fascino perdura. 

Stiù

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Nel nome si cela un acronimo: sacrificio, tecnica, impegno e umiltà. L'ideale per una gamma di scarpe dal design moderno e strutturalista, che pesca nell'immaginario delle tribù metropolitane e strizza l'occhio al rigore nordico. L'estetica però non mortifica la funzione. Sotto una tomaia di pelle pregiata la tomaia è in poliuretano, il massimo in termini di leggerezza e resistenza.

Curated

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Il tailandese Ek Thongprasert incarna alla perfezione le tendenze del momento. Una base minimale, qualche aggiunta decorativa, volumi agili e tessuti tecnici presi a prestito dal guardaroba sportivo. Così sul bomber in rete di nylon sbocciano fiori stilizzati, di grande formato, con petali iridescenti dall'effetto ologramma. 

Gabriele Verratti