Sperimentazione e ricerca a Pitti Uomo

Lo scouting moda raccontato da Antonio Cristaudo, responsabile marketing e sviluppo di Pitti Immagine

Con 1072 marchi presenti alla Fortezza da Basso, a cui si aggiungono le 70 collezioni donna protagoniste a Pitti W alla Dogana, Pitti Uomo si conferma un importante punto di riferimento sulla scena internazionale con una selezione che spazia dallo stile classico contemporaneo fino alle estetiche più d'avanguardia.
Dietro a questi numeri è un lavoro di scouting continuo e globale portato avanti da Pitti Immagine e dal marketing team capitanato da Antonio Cristaudo.  Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua esperienza di “talent hunter” per una fiera così ampia e complessa come Pitti Uomo.

Quali sono i criteri di selezione nel tuo lavoro di scouting?

Tre sono i fattori chiavi che non perdo mai di vista: il prodotto, l’immagine dell’azienda e la distribuzione. Tre criteri chiari e imprescindibili. Non solo il prodotto mi deve emozionare, ma è necessario che l’immagine e il livello di distribuzione siano coerenti.

Quale le sezioni di Pitti che sono più interessanti per la scoperta di marchi emergenti e di ricerca?

Nelle ultime edizioni abbiamo inserito marchi di ricerca accanto a quelli più noti un po’ ovunque in fiera. Ora è un fenomeno trasversale e non limitato a una o più sezioni, come New Beat(s) e Touch!, che da sempre sono contenitori ricchi di novità. Da tempo cerchiamo di far convivere i marchi emergenti con quelli più consolidati per costruire un confronto/dialogo anche in aree come Futuro Maschile o nel Padiglione Centrale con i Pop Up Stores e i progetti speciali. L’unica eccezione è il caso di New Beat(s) che, come suggerisce lo stesso nome, è una sezione nata come capsula di progetti in nuce, quasi un laboratorio di nuove idee per lanciare nuovi marchi.

Quali sono i luoghi in giro per il mondo da tenere d'occhio per la tua attivtà di scouting?
Tra i Paesi per me sempre interessanti la Gran bretagna, in generale il Nord Europa, il Giappone, l’Asia e senza dubbio la Corea. L’Asia può essere molto stimolante, specie per la parte creativa con la presenza di brand e prodotti con forti contenuti di stile. La creatività da noi è più focalizzata sul prodotto e non sullo stile in sé come in Asia. Per Pitti Uomo devo guardare con un doppio occhio sia a collezioni dalla forte identità stilistica ma anche vendibilii. Non possono essere solo creative o solo commerciali. Un lavoro di ricerca che si deve muovere su un sottile confine, quello creativo e commerciale.

Lo scouting si allarga anche al mondo della donna con Pitti W. Qual’e la strategia sul mondo womenswear?

Nel caso di Pitti W, trattandosi di anteprime, ci stiamo focalizzando sulle capsule collection e i monoprodotti piuttosto che i total look. Per il target alto e sofisticato di Pitti W, una clientela che tratta sovente le grandi griffe, la nostra selezione rappresenta un utile complemento per il guardaroba con la possibilità di vedere prodotti e bloccarli, quasi un mese in anticipo sull’invernale e quasi due sull’estivo. Per noi è importante il focus sugli accessori, ora anche i gioielli fino a coinvolgere il mondo delle fragranze.

Com’è nata la scommessa sui PopUp Stores?

Abbiamo capito che il mondo degli accessori sarebbe stato sempre più importante e così è stato. Lo hanno dimostrato non solo le vendite nei negozi, ma anche le richieste che abbiamo di continuo dalle aziende per partecipare. A questa edizione, accanto ai PopUp Stores, che hanno permesso di intercettare tendenze, bisogni e compratori nuovi, nasce il nuovo progetto EXTRA- ORDINAIRES: oggetti che lo scouting di Pitti Immagine ha scelto per la loro novità, bellezza e unicità.

Per te oggi quale il segreto per lanciare un nuovo marchio?

Oggi è fondamentale sviluppare prodotti con un rapporto qualità prezzo che deve essere ineccepibile. Gli occhi dei consumatori sono sempre più critici e attenti.

 

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