Federico Curradi
e la sua collezione s/s 2018

Federico CurradiPitti Italics06

Ha iniziato giovanissimo, collaborando con  nomi importanti come Ermanno Scervino e Roberto Cavalli. Poi per Federico Curradi è arrivata la direzione creativa di Iceberg e successivamente l’importante passo di una linea maschile a suo nome, per il cui lancio aveva scelto l’89° edizione di Pitti, nel gennaio 2016. Una collezione eco-friendly, messaggio sottolineato anche dalla presentazione alla Dogana dove i modelli sembrava respirassero da maschere per l’ossigeno collegate a bombole alimentate da fiori meravigliosi, uno scenario post-apocalittico a sottolineare i rischi di una società votata all’inquinamento. Curradi, classe 1975, toscano e molto legato alla sua terra, sceglie nuovamente la fiera fiorentina per presentare la nuova collezione s/s 2018, che porta avanti i valori già espressi nelle stagioni precedenti, come la voglia di proporre un guardaroba maschile che parli di un nuovo tipo di lusso, semplice e all’insegna dell’artigianalità. Il designer ce ne parla in questa intervista.

Non è la prima volta che presenti la tua linea a Pitti. Che cosa ti lega a questa importante fiera e perché hai deciso di tornare?

Pitti sicuramente per me è un evento super importante sia perché si tiene nella mia città, ma anche perché le persone che la dirigono sono stati le prime a credere in me, e nel mio progetto. Lapo e Francesca (Lapo Cianchi, direttore comunicazione ed eventi speciali di Pitti Immagine, e Francesca Tacconi, coordinatrice eventi speciali, ndr) sono due persone speciali che stimo moltissimo e quando mi hanno proposto di far parte della manifestazione non ci ho pensato due volte ad aderire.
 
Dopo tante collaborazioni, ora hai un brand a tuo nome. Ci racconti le caratteristiche principali della linea? In cosa si contraddistingue?
La linea è in qualche modo il mio specchio, il mio punto di vista per quanto riguarda l’estetica maschile, cerco di abbinare ad un idea di lusso fatto di semplicità, bei materiali naturali, linee morbide, capi iconici da indossare in molteplici occasioni. Questo cercando di essere il più  moderno possibile, scegliendo fornitori e tessuti con certificazioni eco-friendly, non usando pellicce o i pellami cosiddetti ‘pregiati’ (come coccodrilli o pitoni).
 
Da dove arrivano le ispirazioni per il tuo lavoro?
Principalmente mi ispiro molto a fatti di vita quotidiana, alle persone e alla loro anima. Sono attratto da tutto quello che succede nei luoghi pubblici, autobus, metro, treni, quando le persone si rilassano in un qual modo e possono rivelare un po’ di se stessi. Sicuramente rubo tanto dall’arte, sia classica, sia moderna.
 
Ci Racconti quale uomo hai in mente quando crei? Chi è il tuo ideale maschile e chi indossa i tuoi capi?
Il mio uomo di riferimento è consapevole, moderno e conscio del mondo che lo circonda, non ha bramosia di apparire, preferisce stare bene con se stesso, una persona curiosa, interessata.
 
Quanto pensi sia ancora importante il made in Italy nel mondo?
In un mondo sempre più globalizzato e sempre più virtuale, in qui è quasi più importante una foto sul cellulare della realtà, diventa sempre più difficile per il Made in Italy inteso come “fatto bene” fare la differenza, per questo credo che debba essere sostenuto dalle aziende produttrici  e sopratutto dai negozi stessi e dalle associazioni che lo devono promuovere anche come fattore sostenibile.
 
Questo tuo ritorno a Pitti, come special event, ci dai una piccola preview di quello che vedremo?
Provo a raccontare una storia di Firenze, la vita di quartiere, mi sono immaginato un artigiano che si divide fra il suo lavoro di restauratore e la sua passione, il calcio in costume. L’analisi del dualismo fra il Super Uomo e il suo lato più artistico.
 
Sogni e progetti per il futuro?
Sicuramente rendere solido questo mio progetto.