A tu per tu con Francesco Bonami

Fiorentino di nascita e newyorkese d’adozione, tra i più importanti curatori d’arte contemporanea di fama internazionale, autore di numerose pubblicazioni, Francesco Bonami ha curato uno dei progetti speciali di questa edizione di Pitti Uomo, la mostra Fanatic Feelings (in scena al Complesso di Santa Maria Novella fino al 22 luglio).

 
Tre ragioni per andare a vedere Fanatic Feelings, per un appassionato di calcio e per un assoluto profano.
L’installazione video di Phillippe Parreno e Douglas Gordon, Zidane a 21st Century Portrait. Un’esperienza visiva e sonora unica. Il mondo del calcio trasformato in un’esperienza estetica. Insomma una mostra dove non si deve essere né appassionati di moda né fanatici del calcio per godersela. Una visita che può durare dalla mezz’ora alle tre ore, dipende dai gusti.
 
Cosa l’ha appassionata maggiormente di questo progetto, durante il suo divenire?
La distanza e al tempo stesso la specularità dei due mondi. Quello esclusivo individuale della moda e quello inclusivo e collettivo del calcio, eppure due mondi pieni di riti pagani molto simili.
 
La mostra ripercorre le carriere di George Best, Eric Cantona, Gigi Meroni… Se potesse rinascere calciatore, lei chi vorrebbe essere?
Uno dei testi in catalogo mi paragona a Paul Gascoigne, quindi lui anche se il mio lato snob mi spingerebbe presuntuosamente a voler essere più Falcao o Liedhom!
 
La mostra esplora il binomio calcio e moda, entrambe due forme d’arte. E invece che legame c'è oggi tra arte contemporanea e mondo del calcio?
L’arte contemporanea così di nicchia ed esclusiva sbava sempre un po’ dietro ai mondi di massa come la moda, il cinema, il calcio. Il video ritratto di Zidane esprime al meglio il rapporto fra l’arte e il calcio.
 
Si sarebbe mai aspettato che la moda avrebbe preso tutto questo potere in un mondo all’apparenza così distante?
Perché no, viviamo in un mondo sempre più immediato e sia il calcio che la moda sono sempre alla ricerca di questo. Il calcio lo trova nel goal, la moda nell’accessorio. Entrambi inseguono l’istante che può diventare indimenticabile.
 
Se dovesse prevedere un futuro prossimo del mondo calcistico, a livello di macro tendenze, cosa mi risponderebbe?
Sempre più spettacolare anche a livello emotivo. Come l’arte, è un’attività del tutto inutile da un punto di vista sia pratico che razionale eppure sia calcio che arte sono realtà insostituibili e irrinunciabili.
 
La vedremo a Pitti Uomo?
No, io rimango un outsider sia nella moda che nel calcio. Il mio campo è l’arte contemporanea e Pitti Uomo coincide con la finale di coppa dei campioni dell’arte che è la Fiera di Basilea: lì gioco da titolare e non posso mancare!