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Nel tuo lavoro confluiscono moda, documentarismo e street photography: come definiresti il tuo stile? E quali, tra queste sfaccettature del tuo lavoro, hai messo di più alla prova durante Pitti Uomo?

Per me è tutta una questione di equilibrio. Quando faccio un reportage devo capire che non posso creare o “simulare” una situazione, perché si tratta di documentare qualcosa di reale, qualcosa che sta accadendo veramente e bisogna trovarsi nel posto giusto al momento giusto per catturare quell’attimo con la macchina fotografica. Il mio obiettivo è quello di essere il più possibile invisibile, cosa che spesso può essere particolarmente impegnativa in occasioni come Pitti Uomo e i suoi eventi, nei quali diventa difficile cogliere l’attimo naturale e l’improvvisazione. In questo modo è più arduo trovare il momento, anziché crearne uno come farei durante un normale servizio fotografico di moda, ma il risultato merita e la felicità di cogliere uno scatto di successo è maggiore. Pitti Uomo è un evento durante il quale riesco a rappresentare al meglio l’equilibrio tra moda, genere documentario e street photography.

Quando, e come, è nata la tua passione per la fotografia di moda? E quando si è trasformata in carriera? Puoi raccontarci qualcosa del tuo percorso e del tuo lavoro? Dove vivi in questo momento? E qual è la cosa che ti piace di più nel tuo lavoro?

Ho ricevuto la mia prima macchina fotografica da mio nonno quando avevo poco più di 10 anni. Aveva l’hobby della fotografia e andavamo in giro per l’Ucraina per documentare insieme la vita di tutti i giorni. Mi ci è voluto un po’ per rendermi conto che la fotografia era la mia vocazione, perché non avevo mai pensato che avrei potuto prenderla sul serio. Mi ci sono voluti diversi anni, un brutto esaurimento nervoso quando lavoravo come venditore e i consigli di una redattrice di moda finlandese, Mia Dillemuth, per lasciare finalmente il mio lavoro. Mia mi ha fatto da consulente sin dagli esordi. Anche Pitti Uomo ha influito molto sulla mia carriera. Ci andavo per lavoro e scattavo fotografie per puro piacere personale, ma le cose sono cambiate dopo aver postato alcune immagini sui social media ed aver riscosso apprezzamento. Ormai lo faccio full-time da un anno e mezzo ed è assolutamente fantastico. Al momento viaggio spesso, ma mi divido soprattutto tra Helsinki e Milano. Mi piace la libertà intrinseca della fotografia, perché non devo farlo per altri motivi se non per puro amore per questo mestiere. Mi piace la sconfinata bellezza della gente e dei luoghi che ho la possibilità di conoscere grazie alla libertà che mi viene concessa dalla fotografia.

Com’è stata la tua esperienza durante Pitti Uomo? Cosa ti è piaciuto di più? Cosa ci puoi raccontare degli eventi?

 Pitti Uomo occuperà sempre un posto molto speciale nel mio cuore, per cui è un’esperienza sempre meravigliosa. Di Firenze mi piacciono la luce e le tantissime fonti d’ispirazione, oltre al fatto di incontrare i miei amici che ormai vedo solo due volte all’anno e proprio in quest’occasione. La sfilata di JW Anderson è stata spettacolare: la location, ovviamente, ha avuto un ruolo fondamentale per me, ma mi è anche piaciuta molto la collezione perché è decisamente indossabile ma comunque divertente. Gli eventi speciali non deludono mai e sono il fiore all’occhiello di questa manifestazione.

Guardando le tue foto ho notato che sono molto cinematografiche, intense... Come riesci a catturare un istante “normale” trasformandolo in un’immagine così intensa e profonda che va ben oltre il semplice concetto di moda?

 Per me è tutta una questione di osservazione e concentrazione. Mi isolo da tutto ed è un po’ come meditare. Osservo la gente, come si muove, cosa fa e provo ad anticipare il prossimo gesto o movimento. Quando scatto penso a una storia i cui personaggi sono le persone che rappresento. Nel genere documentario e nella street photography provo a fondere la mia fantasia con le immagini, dando più intensità al risultato finale. Provo ad andare oltre, a cercare un effetto più drammatico, a creare un’illusione catturando un momento reale.

Quanto è importante per un fotografo capire il momento giusto e le persone che si hanno davanti? Parlando di street photography e di fotografia di moda/da documentario, come pensi che sia cambiato il lavoro del fotografo negli ultimi anni?

Capire il momento e osservare la gente è fondamentale nel mio lavoro. Penso che bisogna amare la gente se la si vuole rappresentare in maniera efficace, perché quell’amore genera una fotografia forte. Sono ancora agli inizi e la cosa mi spaventava in un primo momento, perché in giro ci sono tantissimi fotografi. Penso che oggi essere semplicemente un fotografo non basti più, perché molto dipende dalle abilità sociali oltre che dal talento, e mi rendo conto che questo aspetto comincia a diventare sempre più importante. La fotografia è diventata accessibile, per cui c’è più concorrenza e bisogna trovare nuovi modi per farsi notare. Il più grande palcoscenico sono al momento i social media. Penso che oggi un fotografo debba essere molto di più per poter avere successo.