Vorrei semplicemente che chi indossa i miei capi possa essere felice”. In questa frase che racchiude un sentimento dal sapore quasi naif, se rapportato ai rigidi schemi del mondo della moda, sospesa in quell’eterno dualismo tra creatività e business, si svela tutta la passione e il talento di Teppei Fujita.
Classe 1984, il designer giapponese è l’anima del brand sulvam che sfilerà in occasione di Pitti Uomo 91, grazie a uno speciale accordo con la Japan Fashion Week Organization.
 

Diplomato al Bunka Fashion College, con alle spalle una lunga collaborazione presso la maison Yohji Yamamoto, Fujita dà vita a sulvam nel 2014, guadagnando presto il consenso degli addetti ai lavori internazionali, dai top retailer alla stampa: si aggiudica il Tokyo Fashion Award nel 2014, è uno dei vincitori di "Who is on Next? Dubai" nel 2015 e presenta le proprie collezioni in occasione della Paris Fashion Week. Il suo stile fa tesoro della lezione del grande maestro giapponese, sviluppando un tailoring reinterpretato in chiave fortemente contemporanea, con un focus su tessuti di grande qualità e silhouette innovative.

Cosa significa per te partecipare a Pitti Uomo? E cosa ti aspetti da questa esperienza a Firenze?

Penso che Pitti Uomo sia davvero il palcoscenico più importante e prestigioso per chi si occupa di menswear. Da questa partecipazione, spero che il marchio sulvam possa essere conosciuto in tutto il mondo.

Quali sono le tue principali fonti di ispirazione? Che tipo di uomo hai in mente quando disegni una collezione?

Posso sicuramente dire che non ho fonti d’ispirazione particolari, le mie collezioni nascono sempre e solo dalle emozioni che provo in un determinato momento. Un mio ideale di uomo? Sicuramente voglio che chi indossi le mie creazioni sia una persona attenta alla moda, intesa come stile personale.

Parlaci della tua esperienza con Yohji Yamamoto: cosa ha significato per te?

Devo tutto a lui. Se adesso posso avere una mia collezione è perché ho imparato tantissimo da questo grande maestro. Per quanto riguarda la mia vita privata...forse ho imparato qualcosa sulle donne (ride).

Come definiresti il tuo stile? Come pensi che sia percepito dagli altri (pubblico, clienti)?

Non è semplice definire il proprio stile. Penso di avere un mio personalissimo ideale di stile e che anche gli altri lo sappiano, se ne rendano conto.

Cosa significa per te "sartorialità contemporanea"? E a questo proposito, qual è la differenza tra Oriente e Occidente in termini di attitudini maschili e gusti in fatto di moda?

Oriente e Occidente, parlando di moda, sono agli antipodi, totalmente diversi. E’ questo è un elemento molto interessante. Sicuramente, essendo giapponese e per il mio percorso professionale, io rappresento lo stile orientale. Non sono per una sartorialità formale e rigida, ma voglio creare un mood che trascenda il concetto stesso di sartoriale verso un nuovo concetto di menswear dai richiami tailoring.

Che progetti hai per il tuo futuro professionale?

Vorrei potermi affermare ancora di più e diventare uno stilista conosciuto in tutto il mondo. Amo il mio lavoro e questo amore mi permette di non dipendere troppo dal giudizio degli altri e dalla loro opinione. Vorrei semplicemente che la gente che indossa i miei capi sia felice.

JAPAN NEW WAVE:
A TALK WITH SULVAM