Il Novecento all'Opificio delle Pietre Dure

Nei primi anni Cinquanta, l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze condusse un'operazione di  rilancio dell'antica quanto preziosa tradizione del “commesso”, il mosaico realizzato con marmi intagliati e accostati a intarsio. E oggi, una mostra offre la possibilità di vedere come si sviluppò quel lavoro di recupero della tecnica che aveva reso grandiosi gli edifici medicei, come la Cappella dei Principi nella Basilica di San Lorenzo. “Il Novecento per il Museo dell'Opificio delle Pietre Dure”, questo il titolo dell'esposizione che fino al 4 maggio renderà omaggio ai giovani artisti che nel 1953 parteciparono al concorso per formelle e bozzetti da realizzarsi in commesso bandito dall'istituto fiorentino. Al piano superiore del Museo sono esposti quattro bozzetti a colori, tre disegni con relativi lucidi e sedici formelle in pietre dure e tenere. Conclude la serie delle 23 opere la formella che vinse il primo premio del concorso, realizzata su bozzetto di Alvaro Monnini, uno dei principali esponenti dell’Astrattismo classico. «Un percorso che permetterà al visitatore non solo ammirare le opere di chi ha saputo rinnovare in chiave contemporanea l'antica tradizione della Manifattura, nata nel 1588 con Ferdinando I de' Medici, ma anche di ripercorrere i passaggi esecutivi caratteristici da sempre della tecnica che ha reso l'Opificio famoso nel mondo» spiegano Sandra Rossi e Annalisa Innocenti, curatrici della mostra. L'esposizione è stata allestita su progetto dello studio P&M architecture di Firenze, ed è accompagnata da un catalogo edito da Sillabe.

 
 
 
Museo dell'Opificio delle Pietre Dure  (via degli Alfani, 78, opificiodellepietredure.it). Orari: da lunedì a sabato: 8.15-14.00 (ultimo ingresso 13.30). Biglietto: intero 4  €, ridotto 2 €.