LA CREATIVITÀ HA UN VALORE.
INTERVISTA A HEDWIG FIJEN

by Fulvio Ravagnani

Hedwig Fijen ha fondato e dirige Manifesta, la Biennale europea di arte contemporanea.
Sotto la sua direzione, Manifesta è diventata la quarta biennale più influente del mondo. Lei si occupa di tutti gli aspetti organizzativi dell’evento, fra cui la scelta delle città ospitanti, il contenuto tematico e la scelta dei curatori, oltre a essere responsabile dell’esecuzione finale del concept dei curatori. Prima di Manifesta, è stata curatrice per la soprintendenza alle belle arti in Olanda e ha lavorato nell’Europa orientale, nell’Unione Sovietica, a Cuba e in molti altri paesi. L’abbiamo incontrata per fare il punto dello stato di salute della creatività.
 
Crede che in un mondo come il nostro, diviso da molti problemi concreti, la creatività abbia ancora valore?
Ogni due anni dobbiamo pensare a come scegliere una città che esemplifichi, che rispecchi quello che è l'Europa oggi; così, la scelta della città riflette spesso le complessità che ci troviamo di fronte in Europa. La Svizzera è un paese interessante perché il 5 giugno 2016 (appena cinque giorni prima dell'inaugurazione di Manifesta) si voterà sull'introduzione di un reddito di base incondizionato. Verrà deciso se ogni cittadino svizzero – ricco o povero – debba ricevere la stessa somma ogni mese. Anche in Olanda si parla di introdurre un reddito di base; la Germania ha avviato dei test, e lo stesso vale per la Nuova Zelanda... Moltissimi scienziati sanno che la quarta rivoluzione industriale sarà quella della biotecnologia – potremmo produrre parecchio cibo senza bisogno che i contadini lavorino ogni giorno –, dell'automatizzazione – forse avremo macchine senza autisti –, della digitalizzazione – non ci serviranno più le banche, tutti i sistemi finanziari saranno digitali. Sono queste le domande che stanno sorgendo sul futuro dei cittadini europei. Ecco perché il lavoro che svolgiamo prima che entri in scena il curatore è importantissimo. Facciamo ricerche accurate su ciò che sta accadendo nel paese in questione – quali sono i segni del tempo, e cosa potrebbe succedere fra 20 anni. I risultati vengono presentati in un modello interdisciplinare e trans-storico. Quindi sì, credo davvero che la creatività abbia valore e che sia un modo per riflettere su un mondo che presenta molti problemi concreti.
 
A proposito di giovani creativi: come possiamo fare per aiutarli davvero a emergere?
Uno degli aspetti principali di Manifesta è il fatto che è intergenerazionale. Incoraggiamo gli artisti della seconda o terza generazione a lavorare insieme ai giovanissimi, e le nuove generazioni di artisti a reinventare il lavoro degli artisti più vecchi.
 
Quali sono gli ingredienti segreti di questa edizione di Manifesta?
Per il secondo decennio Manifesta si concentrerà sugli squilibri nella solidarietà fra il Nord e il Sud dell'Europa e il resto del mondo, cioè su questioni economiche globali, che vengono messe in evidenza da What people do for money nella M11 di Zurigo e dalla scelta delle prossime città ospitanti: Palermo (M12) e Marsiglia (M13). Da tempo Manifesta non si concentra solo sugli impulsi artistici, ma serve soprattutto a riflettere in modo critico sulla topografia locale, oltre che ad analizzare cosa sta accadendo nel cuore dell'Europa in un paese neutrale, la Svizzera; per noi ciò è estremamente attuale, vista la fragilità dell'Europa di oggi, anche alla luce della Brexit. Un'altra domanda è: come sopravvivrà l'Europa? Che cos'è la neutralità e che cosa significa essere neutrali nell'Europa di oggi? Al tempo stesso, Zurigo ha un'esagerazione di istituzioni ma non ha interlocutori intesi nel senso più ampio del termine. Siamo stati invitati a tenere un'edizione di Manifesta a Zurigo anche per capire in che modo potevamo coinvolgere nuovi interlocutori e interagire con l'intera città, ed è stato un successo. Manifesta 11 è stata la dimostrazione che una biennale si dimostra valida quando riesce a inserirsi davvero nel tessuto della città; qui lo fa coinvolgendo i professionisti ma anche molti volontari, organizzazioni professionali ed educative, eccetera. È la tipica organizzazione con un approccio di tipo ascendente, che non parte dalle istituzioni artistiche ma dalle persone e dalle organizzazioni locali. M11 è un modo per analizzare come lavorano i professionisti del mondo dell'arte all'interno di una società che cambia e in Europa; il lavoro è la nostra vita, ma forse in futuro non sarà più la nostra quotidianità. Abbiamo scelto l'artista tedesco Christian Jankowski e il suo team, formato da Francesca Gavin, Maria Isserlis e Georgina Casparis, perché volevamo provare ad avere un artista come curatore nell'ambito dell'anno del dadaismo in corso. Volevamo raggiungere le persone e cercare di contribuire a creare un nuovo pubblico per l'arte contemporanea. Sapremo se ci siamo riusciti solo dopo M11, anche se finora abbiamo avuto molti visitatori.
 
Qualche altra organizzazione internazionale che fa un buon lavoro?
La quarta biennale internazionale Çanakkale, in Turchia, che è stata fondata da Biral Madra, mette a disposizione una comunicazione aperta e una piattaforma collaborativa per la comunità internazionale e permette una rivalutazione globale dell'impatto della prima guerra mondiale e del XX secolo sull'attuale configurazione politica a livello locale, nazionale e internazionale e sulla geografia storica dell'Impero ottomano.
La biennale ha invitato gli artisti e gli esperti maggiormente noti per le loro opere d'arte che interpretano le conseguenze dei cicli di guerra e pace e le loro ricadute a livello politco, economico, sociale e culturale in Europa, nei Balcani, nel Caucaso e in Medio Oriente. Le loro opere, caratterizzate da sensibilità, intuito e acume, non si concentrano solo sulle condizioni dei loro rispettivi paesi, ma anche sugli effetti sugli altri paesi e sulle società. Quest'anno, la biennale Çanakkale è vietata a causa della sua riflessione critica sull'attuale situazione politica della Turchia.
 

Per saperne di più su Manifesta: manifesta.org