IL GRANDISSIMO POTERE DELL’ARTE CONTEMPORANEA, PARLA SARAH COSULICH.

by Fulvio Ravagnani

Sarah Cosulich, dirige Artissima dal 2012. Sotto la sua guida, è diventata la fiera d’arte contemporanea più interessante per il pubblico internazionale, rafforzando la propria identità sperimentale, inaugurando nuovi modi di coinvolgere curatori e collezionisti nelle attività della fiera e aprendo un’innovativa sezione dedicata alla performance. In passato ha collaborato con Francesco Bonami alla 50ma Biennale di Venezia, lavorando con artisti come Fischli/Weiss, Matthew Barney e Rudolf Stingel. È stata curatrice al Centro d’Arte Contemporanea Villa Manin, dove ha curato mostre e progetti speciali di artisti quali Carsten Hoeller, Pawel Althamer, Rirkrit Tiravanija, Gabriel Orozco, Damian Ortega, Tomas Saraceno, Tobias Rehberger, Paola Pivi e Elmgreen & Dragset. Per la galleria Cardi Black Box ha ideato un programma di mostre tra le quali Jörg Immendorff, Thomas Bayrle, Letizia Battaglia e Piotr Janas.  Fra i suoi scritti vi sono monografie dedicate a Jeff Koons (2006) e Gabriel Orozco (2008). Abbiamo cercato di sviscerare con lei alcuni aspetti del sistema creativo contemporaneo.
 
Quanto fa bene all’arte Contemporanea essere diventata un evento Entertainment?
Fa bene solo da un punto di vista di diffusione, perché permette di parlare d’arte ad un pubblico più vasto e allargato. Ma è anche una trappola perché il modo in cui se ne parla è spesso fuorviante o superficiale. Crea l’impressione che l’arte contemporanea sia un gran calderone in cui tutto è permesso; appare come un circo fatto di artisti che vogliono stupire, addetti ai lavori che creano o distruggono carriere e un mercato dell’arte che vive un’incomprensibile vita propria, avulsa dalla storia dell’arte. Ci si dimentica che anche nella nostra epoca, come in quelle passate, si crea arte che rimarrà nei libri di dei nostri nipoti. Al di là delle superficialità e sensazionalismi, l’arte contemporanea va guardata anche nel suo grandissimo potere. Quello delle immagini che emozionano, riflettono o trasformano il nostro mondo. Anche senza l’interpretazione universale che la distanza storica consente, la soggettività del giudizio sul contemporaneo deve rimanere una soggettività responsabile.
 
La creatività nel 2016 ha ancora un valore? Serve ancora a qualche cosa?
Non è mai necessario motivare l’importanza della creatività. Che si contribuisca o se ne benefici rimane un valore imprescindibile insito nell’essere dell’uomo indipendentemente dall’epoca in cui vive.
 
Ad Artissima premiate sia la galleria, sia l’artista giovane più interessante, ma volendo, cosa si potrebbe fare ancora di più per sostenere i talenti emergenti? Cosa manca ancora?
Ad Artissima ci mettiamo in discussione ogni anno per immaginare incentivi e opportunità sempre maggiori per le giovani gallerie e i giovani artisti. Dai progetti monografici di Present Future al posizionamento della sezione New Entries, entrambe all’ingresso del Padiglione, siamo consapevoli di dare agli emergenti una priorità che poche fiere sono in grado di dare. Ma un appuntamento di mercato come una fiera può arrivare fino ad un certo punto. Esiste un sistema fatto anche di gallerie, spazi alternativi, accademie, musei, curatori che seguono i giovani dalle prime studio-visit per tutto il loro percorso, che deve funzionare al meglio per permettere agli artisti di emergere veramente. Soprattutto nel nostro paese.
 
C’è un segreto svelabile che può essere utile a chi decide di usare e vivere con la propria creatività?
Il segreto lo possiede il creativo, l’artista, perché ha in mano una risorsa innata che è un’urgenza oltre ad un’opportunità unica. Non ci sono ricette se non quelle della consapevolezza di questa fortuna.
 
Vista l’aria internazionale che si respira ad Artissima, c’è un paese che sta crescendo e spicca più degli altri in questo momento?
Ad Artissima guardiamo a nuovi paesi emergenti dal punto di vista di mercato dell’arte ma soprattutto di fermento artistico. Grazie ad un lavoro di ricerca e scouting dei curatori attivi nei nostri comitati, riconosciamo e coinvolgiamo a Torino artisti interessanti dall’America Latina o dall’Asia ma anche da paesi come il Sud Africa, la Colombia, l’Iran presente quest’anno per la prima volta. Per noi l’area sud Americana è particolarmente interessante perché lì la crescita della scena artistica coincide con la qualità di artisti da scoprire e riscoprire ma anche con un gruppo di collezionisti dalle grandi potenzialità, sia per l’entusiasmo commerciale crescente, sia per la loro sensibilità sofisticata e sperimentale.
 

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