Wearable dreams in Paris:
“bentornata Haute Couture!”

by Sara Pizzi

É da poco finita l’Alta Moda a Parigi, e anche in questa stagione ha lasciato il segno. La couture è un sogno, sussurrato e delicato. Una trasfigurazione delle più alte fantasie di moda. Un’esperienza immersiva in una realtà onirica, opulenta e preziosa: dalla collezione alle scenografie. Ma, pensando propriamente, anche un servizio ai danarosi clienti delle maison.  
 
Proprio in una stagione in cui Versace ha preferito rinunciare alle blasonate passerelle parigine, preferendo a queste i red carpet hollywoodiani, l’Haute Couture trova una sua audacia. Se Chanel ne è l’icona per eccellenza, capace di sedurre generazioni di donne di ogni parte del mondo, è forse Dior, sotto la guida di Maria Grazia Chiuri, a essere la vera e propria news di stagione, fino a far pensare che l’italica designer abbia trovato il suo brand. Il Sogno di una Notte di Mezza Estate shakespeariano, un giardino segreto popolato da fauni e unicorni, rimembranze di ricordi d’infanzia, di fiabe e di favole. Così nasce l’immaginario femminile. E così un brand, già legenda, diviene simbolo di rinnovamento. Di quel savoir faire italiano che sposa la grande tradizione francese. Di un’essenza forte e raffinata che non si declina solamente attraverso tessuti preziosi e ricami principeschi, ma grazie a messaggi chiari e identitari.

L’Alta Moda oggi è qualcosa di radicalmente diverso: basti pensare agli abiti realizzati da Galliano per Margiela, con i volti scolpiti nel tulle, espressione di un layering simbolista che punta a riflettere sulla consapevolezza dell’esistenza contemporanea.
…noi altro non v’offrimmo che un sogno” recitava Shakespeare nella sua celebre opera, ma oltre al sogno la signora Chiuri e colleghi hanno molto altro da offrire: l’espressione di costume più alta della nostra contemporaneità.
 
We should be all feminist” Questo lo slogan sulla t-shirt di Dior by Maria Grazia Chiuri. Già un must have tra gli appassionati di tutto il mondo ma anche un messaggio bold & strong che mai come in questo periodo storico è stato così recepito. In parallelo alle sfilate di Parigi, infatti, prendeva piede una protesta femminile globale legata all’insediamento a Washington del nuovo Presidente americano. Con questa t-shirt aveva accolto Virginie Mouzat di Vanity Fair France durante la preview della collezione. “Emozione? Stress?” Le aveva chiesto la giornalista, “No, solo sonno!”, la risposta della stilista.
 
Al Musée Rodin, in un labirinto costruito intorno ad atmosfere da ballo in maschera, sfilano visioni in tulle, abiti in velluto che richiamano antiche cappe ottocentesche abbandonando via via la propria austerità per alleggerirsi. Sembrano sospese tra giorno e notte, tra realtà e finzione. Il New Look di Dior si addolcisce nella classica struttura a corsetto e nella linea “corolle” presentando abiti che sono un trionfo di pizzi, di raso matelassé, di peplum e, per finire, di tulle.
 
“Ci vogliono 25 metri di stoffa per un abito di Christian Dior!”, affermavano i suoi numerosi detrattori. Era il 1947, l’inizio di un cammino. Oggi, nel 2017, il sogno continua con una donna che - declinando la metafora del labirinto alla propria storia personale - sembra aver trovato un’importante direzione e un giusto equilibrio tra femminilità e contemporaneità. Un gioco non semplice che lascia tutti molto curiosi, in attesa della prossima sfilata.

Welcome to a wearable dream, it’s Couture!