Il mondo di Erik Bjerkesjö e DRKN

by Stefano Guerrini

Lo svedese Erik Bjerkesjö è stato, giovanissimo e da poco uscito dalla prestigiosa scuola Polimoda di Firenze, uno dei vincitori dell’edizione maschile di “Who’s on next?”, concorso sponsorizzato da Vogue e da Pitti Immagine. Erik aveva conquistato tutti con la manifattura di qualità, lo stile sofisticato di una collezione completa, in cui molta importanza avevano gli accessori, in particolare le scarpe, mondo nel quale il designer svedese si era formato. Tornato a questa edizione di Pitti con un progetto nuovo, lo abbiamo contattato per farci raccontare il suo percorso in questi anni e le novità in ballo. Ecco la nostra intervista a Erik Bjerkesjö.

 
 
Puoi dirci qualcosa del tuo percorso e soprattutto delle tue ultime avventure? Cosa è successo dopo la tua vittoria al prestigioso ’Who is on next?’?
Sono originario di un'isola di nome Gotland (la stessa da cui proviene Ingmar Bergman) e ho un brand di scarpe a mio nome, realizzato a mano in Toscana, e sono co-fondatore e direttore creativo di DRKN, un marchio street-wear svedese ispirato alla cultura del gioco. Sono stato studente di Patrick de Myunck e Linda Loppa (al Polimoda di Firenze, ndr). Linda ha un posto molto speciale in tutto quello che creo, la vedo come il mio mentore.
Ho iniziato la scuola nel 2005, e mi sono diviso fra studi e lavori part-time, ma ho anche imparato molto come apprendista da Dior. Ho conseguito un master in design della calzatura nel 2009 e fondato il mio marchio, prodotto in Italia, in Toscana. Un anno dopo il Polimoda con la mia neonata etichetta sono risultato vincitore di 'Future Talents' e ho presentato la mia collezione in occasione di Pitti Uomo. Un anno dopo ho vinto appunto 'Who is on Next?', premio nato in collaborazione fra Vogue e Pitti Immagine Uomo, sono poi tornato all’83° edizione della fiera per la mia prima sfilata come ‘New Performer' insieme a Linda Loppa e al Polimoda con Etienne Russo come show director e Villa Eugénie.
Un anno dopo ho accettato una posizione all'interno del programma di tailoring presso Acne Studios e ho fatto la mia prima sfilata a Stoccolma. Due anni dopo ho co-fondato insieme a Greger Hagelin un marchio denominato DRKN. DRKN esplora il mondo della cultura del gioco e dell’innovazione contemporanea. Si tratta di un movimento influenzato dai giochi di sopravvivenza e quelli Sci-Fi. Credo che il futuro prevederà innovazione nel modo in cui utilizziamo i vestiti e nel tipo di vita che viviamo on-line.
 
Quali sono le più grandi difficoltà che hai incontrato come giovane designer?
Trovare la forza di non mollare mai.
 
Qual è stato il momento più gratificante fino ad oggi, senza contare la vittoria a ‘WION?’?
Penso che la mia infanzia, crescendo su un'isola isolata, abbia riguardato soprattutto quello che ho potuto esplorare. Mia madre aveva un studio tessile nella casa in cui sono cresciuto, quindi sono stato introdotto in giovane età al mondo dei tessuti e del pattern design. I miei amici erano hacker dilettanti e giocatori, quindi ho speso tutta la mia giovinezza nelle sale di videogiochi a giocare, cosa che mi ha fatto capire come avventure già codificate, prestabilite, possano farti sentire. Linda Loppa e Patrick de Myunck hanno capito subito il percorso da dove arrivavo e hanno aperto le porte a me e alla mia creatività, tutto questo è successo durante la mia prima settimana al Polimoda. Ricordo che mi sentivo completo, mi era chiaro quello che volevo fare, avevo la sensazione di non voler più esplorare, di aver trovato la mia strada.
 
Quali sono le maggiori differenze tra progettare il proprio marchio e fare consulenza per altri brand?
Ho passato un sacco di tempo in studio a Stoccolma, DRKN ha uno spazio di tre piani con una sala giochi, una sala con i campioni dei capi, una design room, una biblioteca e una rampa da skate board. Quindi per me questo riassume bene ogni mia giornata, lavorare cioè in un luogo stimolante, che porta la creatività in un ambiente accogliente come una casa. Casa per me è Stoccolma e Firenze, quindi cerco di non viaggiare molto, al di fuori di queste due città, perché entrambe hanno una scena molto interessante che non voglio lasciare. Mi sento molto fortunato di essere in grado di essere coinvolto nella mia etichetta e creare scarpe e, allo stesso tempo, lavorare con la mia squadra di DRKN Industries.

 

Sogni e progetti per il futuro?
Credo nel rispetto delle tradizioni e di quella artigianalità a contatto della quale siamo cresciuti, ma allo stesso tempo sento che non dovremmo avere paura di essere più aperti e provare nuove tecnologie.
Io e il team di DRKN crediamo che sia una cosa positiva utilizzare le innovazioni più robotiche, quali il monitoraggio e la previsione dei movimenti con l'aiuto di algoritmi.
Aspiriamo a creare un simbiosi tra esseri umani e tecnologie. Il futuro è imprevedibile, non c’è nulla che possa essere anticipato con precisione, ma credo che sollevi una questione importante sottolineare cosa la società dovrà affrontare in uno scenario in cui la tecnologia diventerà più potente.