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THE QUESTION

“L’arrivo di Maria Grazia Chiuri da Dior sembra aggiungere un’altra puntata alla saga che sta coinvolgendo in questi ultimi tempi il fashion system. Un periodo di abbandoni inaspettati e arrivi a sorpresa, che è stato definito da personaggi importanti ‘a mess’. Come vede la posizione della designer italiana, che abbandona così il suo ruolo da Valentino, lasciando solo PierPaolo Piccioli, e come considera questo momento attuale della moda? Questa ‘confusione’ che sbocchi può avere e a cosa sta portando?”
 

Riccardo Vannetti, Pitti Tutorship Director


“Sarò un inguaribile sognatore, ma vedo in questo migrazione parigina una grande opportunità sia per Maria Grazia Chiuri, sia per Pierpaolo Piccioli. Sono un loro fan da tempi insospettabili e sono assolutamente convinto che possano entrambi fare molto bene nelle loro rispettive maison.
Maria Grazia Chiuri è la prima donna, italiana (e lo sottolineo), a disegnare per Dior. Il suo romanticismo e la sua grande passione potranno dare al brand un nuovo corso fatto di emozioni da indossare. Conosce bene il mercato e conosce bene il suo mestiere: questo connubio può solo aiutare la sua ascesa.
PierPaolo Piccioli è un designer molto forte sia sul menswear, sia sulle collezioni femminili. Puntuale, preciso e determinato. Ha una visione incredibile e riesce a raccontare attraverso le creazioni. Sarà un ottimo conduttore e darà a Valentino, in solitaria, una ventata di freschezza molto personale e intima.
Come ho detto non posso far altro che supportare due veri talenti italiani che hanno dimostrato in ogni loro esperienza di essere molto sapienti e dediti a ciò che fanno, non dimenticando mai estro, fantasia e lungimiranza. Meritano attenzione.
A cosa sta portando questa confusione?
Al vero ricambio generazionale, a qualcosa di nuovo di sicuro e quando ci sono dei cambiamenti in atto, anche se sono una "mess", sono sempre eccitanti e da osservare molto bene.” 

Angelo Flaccavento, critico indipendente


"Indubbiamente il momento che stiamo vivendo è confuso e caotico. Lo caratterizzano abbandoni improvvisi, separazioni repentine, scelte imprenditoriali e creative quanto meno balzane - vedi Brioni. Penso che una scelta come quella di Maria Grazia Chiuri non possa essere giudicata dall'esterno, a cuor leggero. Conoscendola, e conoscendo il suo entusiasmo per questo lavoro, sono sicuro che si tratti di decisione attentamente ponderata. Personalmente sono elettrizzato: la sua prospettiva femminile e decorativa, nonché la sua abilità nel creare accessori desiderabili, daranno nuova linfa a Dior. Allo stesso tempo sono elettrizzato per Valentino, dove una scossa che rompesse la formula ormai codificata era da tempo necessaria. PierPaolo Piccioli ha un acuto senso dello stile e una visione ampia, e sono curioso di vedere come la svilupperà nel nuovo ruolo di solista. Mi aspetto un Valentino forse più rarefatto, sempre elegante e pieno di grazia. Una coppia che si divide fa scalpore, dopo diciassette anni di collaborazione. Però il cambiamento è l'essenza della moda, e del progresso in genere: averne paura è sciocco."

Sofia Celeste, contributor to WWD


“Un peccato che un duo così forte si sia diviso. PierPaolo Piccioli e Maria Chiara Chiuri hanno davvero sfidato le probabilità in termini di prendere una maison che non era la loro e facendola diventare qualcosa di proprio e con uno stile distinto. Sono riusciti a catturare fashion addicted in tutta Europa e anche sui red carpet di New York e Hollywood. Non abbiamo mai visto la maison Valentino decadere o svanire nell'oblio come molti possono aver pensato sarebbe successo quando lui si è dimesso.
Per quanto riguarda lo stato di moda - c'è un sacco di incoerenza. I marchi sono guidati dal mercato azionario, dagli amministratori delegati e dai fondi economici privati, le cui preoccupazioni principali sono la crescita dei ricavi. Abbiamo visto questo gioco delle sedie musicali dei designer per un lungo periodo - e francamente gli stilisti di oggi semplicemente non hanno più la possibilità di lasciare il proprio segno su una maison. Dagli anni Sessanta agli anni Novanta, i designer hanno avuto realmente l'opportunità di assurgere al ruolo di artisti - e possedere un pezzo che Yves Saint Laurent ha creato per Dior o per la sua etichetta è simile al possedere un Klimt o un Mondrian. Gli stilisti più giovani che vengono assunti oggi dai grandi marchi della moda, non rimangono in giro mai troppo a lungo per arrivare a godere di quel tipo di status.”