Interview with Riccardo Vannetti
by Stefano Guerrini

IN TIMES OF (FASHION) CHANGES.
I CAMBIAMENTI NELL’ATTUALE
SCENA DI MODA

Negli ultimi tempi il fashion system è sottoposto a molti scossoni, ne abbiamo parlato con Riccardo Vannetti, Tutorship Director

A partire da gennaio 2016 Pitti Immagine ha deciso di investire ancora di più sulla funzione di promotore di talenti nell’attuale fashion world, costituendo un team dedicato ad aiutare e sostenere i designer nel loro percorso imprenditoriale e professionale. 

PITTI TUTORSHIP affianca i designer nei molteplici aspetti di brand development, ricercando partner produttivi e di distribuzione, collaborazioni con marchi già avviati, fornendo consulenza per le attività commerciali e di comunicazione. 

Nell’ambito dell’inchiesta dedicata ai repentini e improvvisi cambiamenti che stanno avvenendo ora in tante maison di moda, agli addii di molti direttori creativi, che ci ha già portato a chiedere l’opinione di alcuni illustri nomi dell’editoria italiana di moda, ci sembrava interessante intervistare anche Riccardo Vannetti, director del progetto PITTI TUTORSHIP. 

Negli ultimi tempi il fashion system è sottoposto a molti scossoni, grazie ai continui cambiamenti a cui va incontro. Nomi noti che lasciano i loro posti di creative director in maison famose, un serie di giri di valzer che non si vedeva da tempo. A cosa è dovuto secondo lei questo momento? E cosa porterà in positivo e in negativo al sistema?
Stiamo assistendo a un vero e proprio ricambio generazionale. I vari addii, voluti o non voluti, dei Creative Director, iniziati con la dipartita di Frida Giannini un anno e mezzo fa circa, sono stati il primo segnale di un grande cambiamento in atto. Per fare un paragone che dia un'idea più concreta: si tratta delle prime scosse telluriche che preannunciano un possibile stravolgimento.

Il cambiamento è senza dubbio in atto: si accorpano show, si cerca di vendere immediatamente ciò che si presenta, si affidano maison di prestigio a personaggi non propriamente del mestiere. Oggi è necessario però sfruttare questo momento per ripensare il linguaggio espressivo della moda consolidandone il DNA e proteggendone i capi saldi. Tutto ciò deve essere un dovere di ogni professionista di questa industry: dai creativi (in primis) agli addetti ai lavori tutti. Questa "evoluzione" non può e non deve non tener conto di quanto fino a oggi costruito e del valore di alcuni processi, garantendo a ogni comparto il giusto tempo necessario a garantire un risultato di qualità, sia esso progettuale, sia esso produttivo o meramente ideativo. 

Considerando il lavoro della Divisione Tutorship di Pitti Immagine da lei guidata, cosa pensa serva oggi ad un giovane designer per emergere (in termini di qualità, ma non solo)?
Serve una grande voglia di raccontare chi si è realmente. Serve la volontà di far emergere un messaggio coerente e consistente. Bisogna essere in grado di concentrare tutto il proprio vissuto in collezioni che abbiano la forza di raccontare un progetto che dia identificazione e appartenenza e al tempo stesso soddisfi a pieno le necessità di uso. 
Cosa invece pensa possa servire al fashion world? Cosa sta mancando al mondo della moda ora?
A mio avviso non molto: il mondo della moda è sempre stato un environment che ha accolto i cambiamenti più radicali. É vero che oggi la partita si gioca su piani molto diversi rispetto a quelli di alcuni anni fa o di poche stagioni fa, ma anche i giocatori sono altri. Per questo motivo forse ciò che è necessario veramente al sistema oggi è una maggiore autodifesa. La moda è chiamata ad auto-preservarsi per prevenire una possibile e potenziale estinzione (del resto come spesso è accaduto anche in passato, mi ripeto). La volontà di tutti deve essere quella di saper mantenere al centro di tutto le idee e i creativi che le partoriscono. Sono proprio loro che sono in grado di "nutrirci" con la loro progettualità e, alla fine del processo, con i loro abiti. 

PH. Niccolò Cambi / Agenzia Massimo Sestini