‘Feel The Yarn’ 2016: intervista a Yan Wen, vincitore del premio speciale offerto da Salvatore Ferragamo

Knitting Time: la maglia come espressione del ritmo della vita quotidiana per 24 ore di pura creatività. Questo il tema dell’ultima edizione di ‘Feel The Yarn’, concorso, con la regia di Pitti Immagine e Consorzio Promozione Filati, dedicato agli aspiranti stilisti provenienti da una selezione tra le migliori scuole di moda internazionali e finalizzato a sostenere i giovani talenti capaci di distinguersi per le loro originali creazioni in maglia, ampliando la creatività espressa dai filati prodotti dalle più qualificate filature italiane. 26 gli studenti che hanno partecipato a questa edizione, 13 le scuole coinvolte e 22 filature italiane, coordinate dal Consorzio Promozione Filati e presenti a Pitti Filati, dal 29 giugno al 1° luglio 2016, con le collezioni per l’autunno/inverno 2017-18. Se il premio ‘Feel The Yarn 2016’ è andato a Wang Yanjun del BIFT-Beijing Institute of Fashion Technology, il premio speciale offerto da Salvatore Ferragamo è stato assegnato a Yan Wen del Polimoda di Firenze. Abbiamo intervistato il giovane studente subito dopo il concorso per conoscere meglio il suo percorso e le sue aspettative. 

La moda: quando hai capito che era un mondo che ti affascinava e che poteva essere il tuo futuro?
In Cina ho studiato informatica all’Università, e devo ammettere che non è che mi interessasse molto, per cui stavo cercando qualcosa di più interessante e stimolante. Mi sono sempre piaciute le cose creative, nuove, perciò ho pensato alla moda, e finora credo proprio che sia il mondo giusto per me.
 
Cosa ti affascina del mondo della maglieria?
Trovo che la maglieria sia un po’ diversa da altri ambiti della moda, in cui si usano direttamente i tessuti, nel knitwear si parte sempre dai filati. Ovviamente si può lavorare sul tessuto finale, ma trovo che si possa essere già molto creativi con i diversi tipi di punti, le varie tecniche della maglieria, a mio avviso si può fare davvero molto di più. Ed è questo aspetto che mi affascina tanto.
 
Come ti sei avvicinato da un punto di vista progettuale al lavoro per “Feel the Yarn” e ci racconti in generale cosa hai presentato?
Quando è arrivato questo progetto, stavo già pensando di realizzare una collezione che traesse ispirazione dai pompieri, dal loro mondo e dal loro stile. Quindi ho deciso di realizzare anche due outfit in maglieria. Ho portato avanti una mia ricerca e grazie a Pecci, nome importantissimo di questo settore, che aveva dei filati come volevo io, sono riuscito a portarli a termine. Quindi alla fine ho presentato due outfit in cui ha preso forma anche il pattern dalla giacca dei pompieri e persino due zaini ispirati alla forma dagli estintori.
 
L’emozione di ricevere un premio così importante?
Emozione certo, perché il premio è un’approvazione del mio lavoro e sicuramente un aiuto per la mia professione futura. Ma più che l’emozione di ricevere un premio, per me è importante l’entusiasmo nei confronti della moda e di quello che faccio.
 
Un ricordo in particolare di “Feel The Yarn”?
L’aver visto tanti lavori meravigliosi!
 
Quanto sono importanti concorsi come questo per il tuo percorso di designer?
Non credo di poter dire di essere già un“designer”, devo vedere e studiare tanto di più. E i progetti come questo danno l’opportunità di conoscere la moda al di fuori dell’ambito scolastico e anche di conoscere meglio me stesso: quali sono i miei punti di forza e su quali aspetti invece devo ancora lavorare. Un progetto come questo può darti anche dei punti di vista nuovi e freschi. Questo per me è importantissimo, perché è fondamentale ricevere sempre nuovi stimoli per non perdere la propria libertà d’espressione e creatività. 
 
Progetti per il futuro?

Finire il mio percorso di studi al Polimoda di Firenze, e sicuramente la voglia di conoscere Paesi diversi, come gli Stati Uniti e la Francia, ma anche portare avanti il mio rapporto con l’Italia. Quello che importa è che non mi fermi di vedere, conoscere e vivere di moda.