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Daddy is home!” Si è pensato vedendo sfilare nella profonda Russia il primo dei modelli di Gosha Rubchinskiy. Tutto quello che non ci si sarebbe aspettati da lui, o forse sì. Ha aperto lo show un giovane - proveniente da una delle aree più recondite della steppa orientale e, come questi, non professionista - indossando una camicia celeste button-down, una cravatta in maglia con fermacravatta e pantaloni skinny con cintura; in lui, per un momento, l’immagine di un padre dopo un’intensa giornata di lavoro, al suo rientro a casa, con le maniche arrotolate fino agli avambracci. La proposta di Rubchinskiy per l’AI 2018 è un guardaroba che non è mai stato più completo: dai tailoring suit, che strizzano l’occhio al mondo military, fino allo sportswear che si lega alla passione per il calcio, sublimata da una collaborazione con Adidas.
 

Altro viaggio, altra città, ma medesimo fermacravatte. Certo non il medesimo ma eguale l’idea di eleganza che un completo blu scuro con cravatta possa trasmettere. Da Dior Homme con Kris Van Assche: idee molto chiare che danno ai giovani una nuova concezione di sartoriale con un inaspettato twist di comfort  anche indossando una giacca doppiopetto in gessato. Sneaker, slogan e dettagli dal sapore rock. Una contemporary nostalgia divisa tra pants super fit e super loose. E poi le pellicce.

C’e sapore di Giorgio Armani fine anni ’80. Demna Gvsalia per Balenciaga porta in passerella lunghi cappotti dalle spalle definite e completi con immancabile cravatta. Ma per lui suit fa rima con sexy, quell’appeal youngish pur nella sua trasversalità dicotomica... Messaggio chiaro? Non sembrerebbe, ma di sicuro coinvolgente.
 

Gosha Rubchinskiy
Vogue Runway
 

Balenciaga
Ph. Giovanni Giannoni 

Dior Homme
Ph. Giovanni Giannoni 

Con quell’allure da Serge Gainsbourg che incontra la beat Generation, i modelli off-duty di Maison Margiela leggono libri di filosofia e dialogano tra di loro con fare disinvolto e annoiato. Indossano completi Principe di Galles con gilet, pantaloni in pelle e felpe di ciniglia. E ancora: un gioco di volumi e proporzioni tra capispalla, knitwear e pantaloni boot-cut. 

Chapeau! É ciò che si pensa riguardo alla presentazione di Acne Studios. Una lezione, “from Self-Portrait to Selfie”, all’interno di un’aula universitaria, tenuta da un professore d’arte. L’ironia è sottile, la materia interessante, la presentazione innovativa. E la collezione? Principe di Galles, anche qua, pull di cashmere, bretelle e cappotti cammello, look preppy da “old school”. Il tutto firmato da Jonny Johansson, un Direttore Creativo che non da mai niente per scontato. “Penso a quei businessman anni '80 e il modo in cui idealizzavano i propri abiti, quasi feticci. In questa collezione ho voluto infondere lo stesso rispetto per i tessuti e le forme”. Classici eighties combinati alla couture forties, in una visione decisamente “Ambition to Create a New Expression”, come l’acronimo di Acne suggerisce, tra colori sorbetto, neoprene, maglioni da montagna e completi dagli effetti grafici dove il gioco di volumi over e contrasti accompagnato da platform  sneaker di fonde in una dinamica nordico surrealista ma concreta.

Maison Margiela
Vogue Runway 

Courtesy of ACNE Studios
 

É profonda la costruzione e la decostruzione di Thom Browne nel suo tailoring cubista. Gioca sulle proporzioni con un’abilità e una naturalezza che è tipica della sua maestria. In passerella, veri e propri tableaux vivants portano indosso il peso e la noia di un grigio completo da ufficio. Ed ecco di nuovo l’uomo d’affari e il fardello della sua quotidianità. Probabilmente quella di Browne non vuole essere una riflessione sulla noiosa linearità dell’esistenza umana ma il suo lavoro lascia ampio spettro per considerazioni che trascendono il significato stesso dei suoi completi, sempre uber sartoriali.    
 

“Nothing” è il claim della nuova collezione di Lanvin. E pure potremmo dire tutto di questa, tranne che “niente”. Un passo decisamente avanti verso il rebranding di una griffe di moda che sa come lasciare il segno. I capispalla, come ci si potrebbe immaginare in una stagione invernale, sono i punti chiave, e in questa FW2018 è soprattutto il cappotto il vero protagonista, di matrice sartoriale con richiami agli anni ’60 - ’70, è una vera e propria signature.

 
L’uniforme da lavoro è il fulcro della collezione FW 2018 di Yoji Yamamoto. Il suo uomo - e per uomo intendiamo anche i modelli in passerella, portabandiera di quella trasversalità di età tanto amata da Yamamoto - è un working-class hero, forte e impegnato, capace di sdoganare slogan potenti. Dominano il nero e un nuovo camouflage per tute, grembiuli e pantaloni wide leg. Ancora, guanti da lavoro in pelle e la cappa che dà peso e consistenza al working look, abbinati a stivali d’ispirazione skater. 

Thom Browne
Ph. Giovanni Giannoni 

Yoji Yamamoto
Ph. Giovanni Giannoni

Il capospalla, il completo e l’anima sartoriale sono Valentino men’s collection. L’esordio da neo solista di Pier Paolo Piccioli come Direttore Creativo della Maison è un successo non scontato. E il suo lavoro parte da una profonda verità: anche sotto il più posato gentiluomo si nasconde un animo ribelle, una forza dirompente capace di emergere, prima sottile - sussurrata - e poi in tutta la sua forza, da ogni singolo dettaglio. E la collaborazione con Jamie Reid, graphic designer che ha lavorato con i Sex Pistols, ne è la dimostrazione. Alti gli slogan, impressi su berretti, maglioni e trench coat: “Beauty is a birthright, reclaim your heritage” e “It seemed to be the end, until the next beginning.”

Ci sono tutti i pensieri e le elucubrazioni degli studenti di Berkeley degli anni ’70 nella collezione di Prada. Nei completi di velluto con pantaloni dall’ampia gamba, nei trench dalla silhouette avvitata, nei pull con scollo a V e nei giubbotti, a metà tra cardigan e norfolk jacket con una vaga military attitude. Pensieri da circolo degli scacchi, da club del libro. Nella creatività della Signora Miuccia Prada risiedono il piccolo e il grande, l’arte e l’architettura, la grande storia e le storie comuni: interessante davvero. 

Pictures source Vogue Runway.

Non era facile per Haider Ackermann raccogliere il DNA di Berluti e il savoir-faire stilistico di Alessandro Sartori ma il suo battesimo come Direttore Creativo della griffe ha lasciato un forte segno. Il primo look in passerella è un cappotto sartoriale color cammello abbinato a un paio di pantaloni slim fit, ma sono la t-shirt sotto la giacca, la pelle nera e il tartan a stemperare quel look formale da completo con giacca doppiopetto a otto bottoni, dando un nuovo sapore da bad boy in chiave posh. Buona la prima.

E non potevamo completare il ritratto del nuovo tailored man senza citare Sir Paul Smith, che con il suo classico “with a twist” ha fatto scuola. All’École des Beaux-Artes i modelli indossano completi di tessuti che Smith usò per la sua prima collezione nel 1976, presentata proprio a Parigi. Certo, i pesi e le performance di questi sono notevolmente differenti quest’oggi... Immancabili le sue fodere interne che si chiudono in caleidoscopici bordi nelle giacche, ma anche maglioni a collo alto in rosa shocking e camicie con print a piume sotto al completo di tartan verde.
 

Paul Smith
Ph. Giovanni Giannoni 

Berluti
Ph. Giovanni Giannoni 

Ed ecco Vetements. A Parigi. Forse, è proverbiale.

Ogni volta in cui proviamo a delineare un fil rouge che possa legare più di una tendenza, il filo si allunga, dipanandosi nei meandri di culture e subculture, tra vecchi trend riportati a nuovo e giovani correnti che sono un déjà-vu. Così il bandolo della matassa diventa un lontano ricordo. Accennavamo a Vetements: nel foyer del Centre Pompidou troviamo la “loro” gente comune e tutti gli stereotipi della nostra società: l’avvocato, la sposa, la segretaria, il turista, il militare, il vagabondo… E allora è possibile anche pensare che la vera misura del nostro tempo, nella moda, sia la creatività, semplicemente. In una contemporaneità in cui la partizione, la suddivisione in fenomeni e voghe non è più possibile, le uniche linee di discrimine sono il talento e l’energia. La capacità di generazione e ri-generazione creativa. Sfidare stilemi assodati, invertire canoni e proporzioni: girare, ribaltare, scucire, costruire… stravolgere la normalità proprio con la normalità stessa. Ça c’est la mode, tout court!  
 

Lanvin
Ph. Giovanni Giannoni