Fashion Diary Pitti W 13

"Se un giorno mai dovessi dire "lo stile è un modo d'essere", vi prego picchiatemi! E' una risposta che davvero tutti, perfino il mio gatto, potremmo dare. Lo stile è un pot-pourri di ingredienti: è cultura, spirito d'osservazione, umore, passione e curiosità". Lucia Del Pasqua

#Day1

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Non devo certo lottare contro me stessa a non principiare il mio “Fashion Diary” con i canonici tre aggettivi. Trovo che i canonici tre aggettivi siano il male sociale, la noia di vivere, l’autostrada Milano-Bari no-stop, i capelli sempre uguali da millenni di Donatella Versace. Una noia letale. Certo, spiego sennò poi insinuano che io sia una canonicamente pazza: “i canonici tre” sono la trilogia di aggettivi con cui in genere si comincia un post o pezzo di una sfilata o comunque un evento di moda in generale. E’ un dato abbastanza appurato, incipit come questo: “femminile, energica, innovativa, la donna di Pitti Uomo ha voglia di cambiamento”, sono all’ordine del giorno (modaiolo)

Bene, io dico solo che mi sono innamorata diverse volte di pezzi da donna, altrettante di pezzi da uomo ma che metterei lo stesso a me e quindi a una donna (fino a prova contraria), e anche di un paio di "pezzi d’uomini" sbarbati, quindi, anch’essi per donna, sì, lo ammetto (anche se trovarli in una marea infinita di barbari è stata dura). Tutto torna, dunque. 
Premettendo che se le foto non sono belle, niente scuse, io so di avercela messa tutta, ecco alcuni scatti di cosa m’è garbato di più (visto che siamo a Firenze e io sono aretina, l’ho detto alla toscana).

Come la mettiamo?

 

"I am not a blogger”, comunica Anna K. "I am", comunico io. Come la mettiamo?

La signora, o signorina, Melis Yildiz!

 

La signora, o signorina Melis Yildiz, che tra l’altro ha un taglio di capelli a cui penso da tempo (caschetto pari, biondo e spettinato), mi ha reso più felice d’essere donna, perché solo le donne possono indossare un paio di meravigliose scarpe rosse, volendo in coordinato con una pochette dove c’entra ben più che un cellulare e dei soldi sfusi.

Rich Kids ... Posso essere la vostra musa?

 

Ultimamente mi piace “fare brutto” con look da scappata di casa e leggings e cappellini pop. Rich Kids mi ha pensata, per forza. Posso essere la vostra musa? La mia vecchia mail, tra l’altro, era proprio queenlucy@.... Destino.

La cosa che amo di più sono i calzini.... Alto Milano

 

Dopo la pizza con diciotto chili di mozzarella, la mia bici e il mio gatto, la cosa che amo di più sono i calzini. Quelli di Alto Milano hanno pure il tulle alla caviglia: mi piace pensare sia una calza ballerina, da sfoggiare “solo nei migliori bar di Caracas”, quasi come il Pampero. 

Aristide ... il marchio di guanti più sexy-pop-mix-and-match

 

Non so perché si chiami Aristide, ma il marchio di guanti più sexy-pop-mix-and-match del mondo è stata una scoperta: pelle e pvc insieme per guanti di lunghezza non certo standard, che comprerei all’istante. Solo che li chiamerei tipo “Penelope” (non chiedetemi perché).

#Day2

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Se c’è un luogo comune, il capo dei luoghi comuni al Pitti, che riguarda il secondo giorno della fiera è dire: “Guarda, sono distrutta”, sì già al secondo giorno, perché è come se nel primo dovessi fare tutto, come quasi per avvantaggiarti. Tra parentesi sono anche io quella che lo dice e che non si sopporta da sola. Ma effettivamente il Pitti-effect è distruttivo: mi distruggo gli occhi e le gambe per vedere e camminare. Anche un po’ i polpastrelli per colpire quei poveri tasti del mio Mac. Ma sono felice.

Per la mia gioia ho scovato un’altra cinquina di oggettini niente male, che tutti insieme fanno sicuramente tombola. (Ho vinto dunque un pezzo a mia scelta?).

Alejandro Ingelmo: da copiare

Mi hanno lasciato fotografare queste scarpe di Alejandro Ingelmo solo perché erano “vecchie”, della stagione passata, altrimenti la mia pubblicazione avrebbe provocato una ipotetica copia di X modello. Effettivamente, se non dovessi trovare queste scarpe, che a questo punto voglio, cercherei una fedele copia. 

Rosso Ortys: un amore che posso

Io amo il rosso, è il mio colore preferito, tant’è vero che dopo i miei quotidiani allenamenti in piscina non mi asciugo i capelli (la mia cervicale ne è testimone), non mi metto creme, ma sì, mi stendo strati di rossetto rouge, o Mac o Tom Ford. Indi per cui quando ho avvistato la collana Ortys ho palesemente esultato. Ve la immaginate con un abito senza spalline? Io sì, benissimo. 

 

Frends: voleva forse fossimo fri(i)ends?

 

La prima cosa che il signore dello stand mi ha fatto vedere è stata la foto di Chiara Ferragni con un paio di Frends alle orecchie. Ce l’ho scritto in fronte “sono una blogger”? Voglio dire: è grave? E’ una cosa positiva o no? Panico. Ad ogni modo mi ha fatto provare le sue fantastiche cuffie per poi pretendere di scattare delle foto con il mio telefono. Le mie foto più brutte della storia. Che personaggio… voleva forse fossimo fri(i)ends?

Casamadre

 

Qui entriamo sul personale: io ai ragazzi di Casamadre voglio bene, sono simpatici, belli, buoni, e come dico io dei veri e propri “cocchini alla riscossa”. Il pezzo da loro firmato che ha colpito il profondo del mio cuore è questo paio di scarpe bianche. A me, che ho sempre pensato che il bianco su qualsiasi calzatura con il tacco sarebbe stato tamarro. Ogni tanto mi capita di cambiare idea, non capita, capita, non capita…

 

Swedish Hasbeens provoca un eccesso di immaginazione

 

Me li sono immaginati all’istante con dei calzini bianchi, quelli con la trina, gonna nera e camicetta bianca. Me li sono immaginati addosso. Dovrei smettere di giocare con l’immaginazione, che immaginare troppo provoca irrefrenabili desideri di possesso. Voglio quelle Swedish Hasbeens, le voglio. (Le avrò).

#Day3

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Se il terzo giorno il Dio dei Cieli e della Terra, di tutte le cose visibili ed invisibili, creò alberi e piante, il Deus del Pitti (e dunque dell’Immagine) creò occhiali da sole, svariati occhiali da sole. Perché al terzo giorno, il penultimo, si ha davvero bisogno di qualche marchingegno per coprire gli accessori che inevitabilmente ci portiamo sotto gli occhi, le borse. 

Dunque, anche io, con le mie borsette, nere, perché ho voluto fare pendant con l’outfit, ho avuto gli occhiali in dotazione dal Dio dell’Immagine, attraverso i quali ho fotografato altri pezzi effetto-calamita, ovvero che mi sono subito garbati.

Caterina Mariani

 

L’avevo conosciuta al Polimoda tempo addietro, e la trovo qua a imbastire ciliegie su collane (e che collane). Ecco, Caterina è una di quelle che fa gioielli raffinati, femminili, ironici ed eleganti insieme. Caterina è una brava (complimenti mia cara).

 

Hypanema: sono già su una tavola da surf

 

In realtà più che con i bracciali, mi sono fissata, e manco poco, con gli anelli, grossi, dorati… zarri insomma. Tuttavia qualsiasi accessorio è ben accetto, specie se mi ricorda l’estate (io sono favorevole alla stagionalità, odio chi dice “voglio l’estate”, ma sono malata da circa tre mesi a intermittenza causa tempi ballerino, quindi…), e in effetti i bracciali Hypanema mi hanno proprio catapultato su una tavola da surf in un’isola sperduta di non so dove.

Leghilà: è ma non è

 

No, ma che belline. Le pochette Leghilà rappresentano quegli oggetti che sarebbero impegnativi per la forma, ma non lo sono per il materiale. Insomma: sono fan di ciò che dovrebbe essere ma in realtà non è. E alla fine è un qualcosa di fatto proprio bene. Capito, no? Tipo io in realtà dovrei farci, ma in realtà ci sono. 

L’F shoes: le scarpe vanitose

 

Ma che ti metti i calzini di spugna da ora di educazione fisica con delle scarpe glitterate? Sì, Licia Florio se li è messi, e ha fatto bene. Per il suo marchio, L’F shoes, ha estirpato dallo stand un pezzo della sua collezione, e l’ha portato in giro. Secondo me sono state proprio loro, le scarpe: perché delle non-allacciate così “vanitose” non desideravano altro che farsi fotografare.

Grazie Polina Firenze

 

Quando vedo gioielli con pantere penso a film con donne bellissime, ma diaboliche, con l’eye-liner sugli occhi e un vestito scollatissimo. Stesso effetto quando i miei occhi con occhiali annessi si sono posati sugli orecchini di Polina Firenze: da barbona con capelli sporchi e scarpa rigorosamente bassa, mi sono immaginata una figa pazzesca. Grazie Polina.

#Day4

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Un po’ mi dispiace. Perché quando finisce qualcosa di bello, ogni volta è come se facessi un rapido sunto immaginario e desiderassi ardentemente che quel “momento X” fosse durato di più. Perché Firenze è Firenze, perché il Pitti è amici, nuove conoscenze, sanie ansie da prestazioni, scoperte e… cene a base di ribollita (quando ce vo’, ce vo’).

Nonostante la tristezza non ho certo scioperato, ovviamente ho continuato a riempire il mio Fashion Diary con foto di prodotti sempre interessanti.

Con Nudo di Morph sto da dio, anche nuda

 

Stavolta parto dai profumi, una mia grande passione (una tra le tante), poiché con grande sorpresa ho trovato al Pitti W un corner dedicato alle fragranze. Non conoscevo il marchio Morph, brand in realtà unisex che non c’è in profumeria ma nei concept store. Non so se sia un caso, ma il mio profumo del cuore si chiama Nudo, ed è un connubio di note d’incenso con quello del ricordo dell’odore riprodotto in laboratorio dalla pianta di coca (questo è un caso, non mi drogo). Potrei solo indossare Nudo per stare da dio (nuda ovviamente). 

 

Muuse anche se non sono una musa

 

Appena l’ho visto ho pensato: “No, ma la classe, la finezza…”. Il marchio di questo abito si chiama Muuse, ed in effetti io mi ci immagino dentro una diva d’altri tempi, con capelli legati e con un paio di scarpe dal tacco medio e leggermente a punta (ho detto leggermente). 

Non sono una musa ma mi ci vedrei bene anche io.

Lo stivaletto rosso de La Martina

 

Sì, è vero, è il periodo dello stivaletto, se ne vedono di ogni genere, specie neri con il carrarmato sotto, ma che me ne frega: lo stivaletto mi garba. In particolare m‘è piaciuto quello de La Martina: effetto used, rosso, il mio colore preferito, e perfetto con i miei jeans skinny e camicia a quadretti. A dire il vero La Martina mi ha stupito in generale per la prossima stagione, in maniera molto positiva si intende. Ho adorato cambiare idea. 

Paskal: io dico Ucraina

 

Prima ho scoperto Paskal e poi ho sognato. Ho sognato perché gli abiti, i capispalla, qualsiasi cosa insomma, erano da paura, in senso positivo. Vogliamo parlare di questo abito “bucato”? Vogliamo parlare di quanto possa desiderarlo da mettere non so quando, ma quando si trova sempre? Parliamone. Puntiamo dunque tutto sull’Ucraina?

#Day5

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Le scarpe che “si baciano” di Breno Cintra Pugliesi

 

Anche le scarpe si baciano, anche le scarpe hanno la loro anima gemella. Lo so perché le ho viste, e non una o due, ma tante coppie felicemente in effusione “pelle a pelle”. 

Il babbo di quelle coppie che ho ammirato e rimirato con i miei occhi a Villa Favard si chiama Breno Cintra Pugliesi, ed è brasiliano. Breno è un ex studente in Footwear & Accessories Design del Polimoda, ed è figo, sia nel senso che è un bel ragazzo (vabè, anche l’occhio vuole la sua parte), ma soprattutto perché lui è uno concreto. 
Ho provato a fargli quelle delle domande “ispirazionali” a cui quasi tutti rispondono in maniera pseudo-filosofica, e che poi nessuno capisce; ecco lui mi ha piacevolmente sorpreso dandomi delle spiegazioni meravigliosamente normali. Breno si è ispirato all’evoluzione umana, ha iniziato dalle origini fino ad arrivare ai Cyber. Punto, fine della fiera. (Amen).
Effettivamente la mia intuizione del bacio c’entra con la sua immaginazione: il bacio è qualcosa di meravigliosamente umano. Poi se unisci le suole di certe scarpe, le fai com-baciare vedi un teschio umano (ci potrei disegnare sopra occhi, naso e bocca), e poi è vero, le calzature sono complementari, ma mai tanto come quelle di Breno. 
Poi mi parla di gesso, di argilla, e io non capisco. In realtà c’è voluto un po’ per capire, lo ammetto, ma alla fine ce l’ho fatta. Breno fin da piccolo “gioca” con questi materiali, plasma, crea. E poi glie l’ho fatto dire: lui prima disegna su carta, poi fa dei modelli in gesso o argilla, e mentre li fa cambia il disegno su carta, fino ad arrivare al prototipo in pelle e cuoio, non carne e ossa. Insomma è tutto in divenire. 
 
Insomma, quelle di Breno sono scarpe aliene, semplici ma minuziosamente costruite, lo stivaletto nero ha anche delle tavolette di sughero inserite nella parte interna della caviglia, per dire. Sono concettuali, ma di quel concettuale che non può starti antipatico perché “troppo”, anzi, sono d’una femminilità “futura”. Una femminilità futura che com-bacia con quella presente.