La magia del vetro a Taste

Intervista a Riccardo Bartolozzi, titolare di Vetreria Etrusca

Difficile credere che un prodotto che fa parte della nostra vita quotidiana, come un contenitore di vetro, possa diventare protagonista di una sorprendente installazione che strizza l'occhio a quelle composizioni artistiche che tanto ammiriamo nel mondo del design. E' la magia del vetro a Taste: un’esplosione di creatività firmata Vetreria Etrusca, leader nella produzione di contenitori speciali in vetro, con un progetto di allestimento curato dall'architetto Alessandro Moradei
Vetreria Etrusca sarà protagonista di una scenografica installazione di bottiglie che accoglierà i visitatori all’ingresso della Stazione Leopolda; e ancora una composizione artistica di 1000 bottiglie in formato Maxi creerà un’originale fila di paralumi, a illuminare il Taste Tour. 

Abbiamo intervistato Riccardo Bartolozzi, uno dei proprietari di Vetreria Etrusca, che ci ha raccontato qualcosa di più del progetto e della sua azienda.

 


Come nasce il progetto di Vetreria Etrusca a Taste?
Quale effetto pensa susciterà nel pubblico di visitatori?
Come tante cose, il progetto nasce da un incontro quasi fortuito con Agostino Poletto (ndr, vice-direttore generale di Pitti Immagine) e Alessandro Moradei (ndr, architetto, curatore allestimento di Taste). Abbiamo capito subito che potevamo fare veramente qualcosa di buono assieme, c’era la voglia e lo spirito giusto. Nel pubblico spero di suscitare un effetto di sorpresa e meraviglia: con l'installazione siamo riusciti a interpretare in maniera artistica un oggetto semplice, anche se particolare dal punto di vista della produzione, come un contenitore di vetro, che normalmente viene utilizzato per altri scopi.

 
Realizzare l'installazione a Taste ha richiesto un grande lavoro da parte vostra e dell'architetto Moradei, sia di progettazione che di realizzazione nei vostri laboratori ... ci racconti come si è sviluppato il progetto?
Dopo un primo briefing e alcune proposte di Alessandro, abbiamo fatto un sopralluogo assieme alla Leopolda e, come spesso succede, abbiamo ricominciato, ma con idee ben chiare e precise. A quel punto abbiamo fatto assieme la cernita dei contenitori ed iniziato il lavoro sui prototipi in moleria. Quanto tempo e studio ha richiesto? Dal primo incontro, alcuni mesi, ma effettivamente poche settimane, ci siamo trovati subito in sintonia!
 
L'installazione vedrà protagonisti dei veri e propri elementi di design in vetro, creati ad hoc. Una delle vostre particolarità è proprio la grande capacità di personalizzazione, oltre che l'accurata attenzione al singolo dettaglio... come riuscite fare tutto questo?
Tanta esperienza, tanto lavoro, tanta attenzione al particolare e all’esigenza del cliente. Abbiamo un ufficio tecnico in grado ormai di assimilare anche le più piccole esigenze, assistito da programmi di design e di realizzazione di prototipi all’avanguardia. Il tutto condito da quel pizzico di toscanità che ci differenzia dal resto del mondo.
 
Ci racconti qualcosa di Vetreria Etrusca, della sua storia ... Qualche aneddoto o particolarità da raccontarci?
Beh, la storia di Etrusca è lunga e corta allo stesso tempo. Nasce nel 1951 per iniziativa di un gruppo di persone, fra cui mio babbo che fu eletto Presidente (e lo è tuttora!), e diventa di proprietà della nostra famiglia nel 1984, quando ormai tutti i soci erano andati in pensione e, non senza sacrifici, ne decidemmo l’acquisto. Contestualmente anche mio fratello Andrea entrò in azienda, mentre Roberto, ancora studente, ci raggiungerà qualche anno dopo. Nel 1994, dalla sede storica di Montelupo Fiorentino, per ragioni di spazio, ci siamo trasferiti ad Altare, dove la tradizione vetraria è vecchia di oltre 500 anni. Qui abbiamo riconvertito un’azienda che produceva vetro per uso domestico al nostro tipo di produzione. Con un forno che era circa il triplo di quello che avevamo, c’era da rimboccarsi le maniche e pedalare; del resto l’esempio non ci era mancato, lo avevamo in casa. L’accordo tra di noi non è mai mancato e, come si dice, l’unione fa la forza. Alla fine della durata del forno - era quasi saturo - abbiamo aumentato le dimensioni di quello successivo, ma nelle nostre teste stava già prendendo corpo il progetto “new Altare” che comprendeva, oltre a un impianto più grande, anche la totale riconversione dello stabilimento in uno dei più moderni ed ecologici al mondo. Questo è avvenuto nel 2009, a crisi già iniziata, ma chi si ferma è perduto e dallo scorso anno abbiamo iniziato il progetto del secondo forno che sarà attivo a febbraio 2016 e che ci consentirà di dare migliori servizi ai nostri clienti in Italia e nel mondo. Chi ringraziare di tutto ciò? Il babbo e la mamma con il loro esempio, le centinaia di maestranze che nei decenni si sono alternate in fabbrica e i clienti che hanno creduto in noi, senza di loro tutto ciò non sarebbe stato possibile (alcuni gli abbiamo dal 1951, e questo è per noi motivo di grande orgoglio).