VINTAGE ATTITUDE

Franco Jacassi approda al mondo della moda dopo una serie di esperienze come gallerista d’arte, bibliofilo e raffinato collezionista. Jacassi ha saputo trasformare un suo hobby in un’originale attività di ricerca, aprendo il suo showroom – Vintage Delirium - in un suggestivo cortile della vecchia Milano, che è diventato un punto di riferimento nel settore. Sarà a Pitti nella sezione Vintage Selection e ci siamo fatti raccontare qualche curiosità sul suo percorso e sulle tendenze
 
Forse sarà un po' scontato, ma come ti sei avvicinato al vintage, cosa ti ha fatto scattare la molla, fino a farlo diventare un lavoro?
Mi sono avvicinato alla moda verso la fine degli anni ’70, quando come libraio cominciai a vendere ai tessutai di Biella e Como libri sulla moda e vecchi archivi di sete e lane. Soprattutto il rapporto con Sergio Loro Piana mi portò a fare ricerche più specifiche per pubblicare un libro “ Elegance and style” sulla storia dell’abito maschile. Ma certo rimase vivo in me il ricordo dell’esperienza fatta da ragazzo nel ’69 a Copenaghen da Emmaus, quando andavamo in giro per le case suonando campanelli e cercando abiti usati per beneficenza.
 
C'è un'epoca che preferisci tra tutte?
Non posso parlare di epoche preferite, certo la moda Hippies degli anni ’70 mi ha molto influenzato, ma anche il periodo “pop” da Courreges a Cardin e a Paco Rabanne. Mi piacciono inoltre molto le stravaganze degli anni ’20, ’30 di Elsa Schiaparelli e i tagli di Madeleine Vionnet.
 
Un oggetto, un capo  della tua collezione, che non daresti via per nessun motivo?
Non darei mai via gli abiti orientalisti che possiedo in particolare un “ kimono” di Louise Boulangere del 1924 o un abito di Pernette tutto ricamato in perline multicolor o i tessuti orientalisti di Jean Dunand.
 
Quali sono le tendenze che stanno arrivando in questo settore della moda, che attrae sempre di più?

Oggi è molto richiesto il periodo fine ’80 e inizi’90 in particolare stilisti come Gianni Versace, Jean Paul Gaultier, Montana, Mugler e Alaia; o i giapponesi Miyake, Kawakubo per Comme Des Garcons, o più recenti come Martin Margiela.