“Come difendere l’olio extra vergine italiano da truffe, adulterazioni e campagne denigratorie all’estero?”

Stazione Leopolda - Area Ring

«Giù le mani dall’olio extravergine di qualità!»  Con questa ingiunzione di Paolini si è aperto il dibattito che ha visto confrontarsi sul Ring di Taste il Colonnello Amedeo De Franceschi, comandante del Nucleo Agroalimentare Forestale, Piero Gonnelli, presidente di AIFO - Associazione Italiana Frantoiani Oleari-, Maurizio Pescari, giornalista di Teatronaturale.it, Michele Bungaro, responsabile delle relazioni istituzionali di Unaprol – Consorzio olivicolo italiano- e lo chef Gianfranco Vissani.
La risposta alla domanda implicita su chi sia il destinatario dell’esclamazione è: noi italiani. Siamo noi, industriali, consumatori e politici che intacchiamo la reputazione dell’olio extravergine d’oliva, noi i legittimatori delle campagne denigratorie portate avanti dalla stampa estera. L’olio EVO, infatti, tra i prodotti di punta del made in Italy, è una delle principali vittime della contraffazione e, di conseguenza, tra i bersagli favoriti del gossip globale. Una prima osservazione, apparentemente scontata, di Gonnelli proietta già nel cuore della questione: di frodi si parla perché avvengono. E avvengono anche perché il codice penale, che punisce gli illeciti in materia di etichettatura, non esercita l’effetto deterrente che dovrebbe: le contraffazioni sono punite solo a livello amministrativo (con una multa non proporzionata all’entità della frode, dal peso quasi insignificante), mentre sarebbe auspicabile che le industrie responsabili fossero costrette a chiudere. Di recente è stata istituita una commissione per la riforma dei reati agroalimentari, che si spera stabilisca il reato di criminalità organizzata per questo genere di truffe.
L’attenzione generale è puntata sulla questione dell’olio tunisino: in seguito all’attentato dell’Isis al museo del Bardo di Tunisi e al conseguente crollo del turismo nel paese, l’UE ha approvato l’importazione di olio tunisino, libero dai dazi. Si può prevedere che questo comporterà un abbassamento generale dei prezzi, con conseguente danno ai produttori locali. Tuttavia, osserva Pescari, gli allarmi sono operazioni di populismo, ed è da cinquant’anni che la politica italiana gestisce la questione dell’olio a tarallucci e vino. Dal 2001 l’Italia non ha rappresentanti al tavolo del Coi, il consiglio oleicolo internazionale, dove si decidono le tecniche e le norme di produzione, e i parametri chimici dell’olio.
Una parte della responsabilità ricade infine sul consumatore, che, se da un lato deve essere tutelato dai rischi di contraffazione, d’altro canto, dovrebbe conoscere le differenze tra le diciture in etichetta e, se nella facoltà economica di farlo, esigere e acquistare un prodotto di qualità.

Solo in questo modo saremo in grado di rimettere le mani sull’olio extravergine di qualità, per tornarne, noi stessi, guardiani.