Centro di Firenze per la Moda Italiana presenta

Firenze Hometown of Fashion

Eventi in calendario
Il racconto delle celebrazioni del 60° anniversario del Centro di Firenze per la Moda Italiana
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Eventi in calendario

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Il film di Firenze Hometown of Fashion.
BUONA VISIONE

I costumi della Sartoria Tirelli

I costumi della Sartoria Tirelli | Foyer dell'Opera di Firenze | 16.06.2014 |

PHOTO ALBUM RED CARPET

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Andrea Bocelli

Andrea Bocelli | Opera di Firenze | 16.06.2014

PHOTO ALBUM

PHOTO ALBUM RED CARPET

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Luci ed Emozioni

Luci ed Emozioni |  Ponte Vecchio | 16.06.2014

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Inaugurazione Pitti Immagine Uomo 86 and
BOF - The Business of Fashion award

Digital menswear hub by BOF | Salone dei Cinquecento Palazzo Vecchio | 17.06.2014


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Born in Florence

Design a dream by Emilio Pucci | Battistero di San Giovanni | 17.06.2014

MORE INFO 


Museo Gucci | Piazza della Signoria | 17.06.2014

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Richard Ginori - Gucci | Via dei Rondinelli | 18.06.2014

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Equilibrium | Museo Salvatore Ferragamo | 18.06.2014

PROJECT ROOM


The white renaissance by Ermanno Scervino | Forte Belvedere | 18.06.2014

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Florence and fashion

Florence and fashion | Sala d'Arme di Palazzo Vecchio | 17.06.2014

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Vezzoli primavera-estate

Casa Museo Martelli | 17.06.2014

PHOTO ALBUM
OPENING PHOTO ALBUM

Museo Bardini | 17.06.2014

 

PHOTO ALBUM

OPENING PHOTO ALBUM

Museo Bellini | 17.06.2014

 

PHOTO ALBUM

OPENING PHOTO ALBUM

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Le Italie della Moda. Menti e mani eccellenti

Le Italie della Moda. Menti e mani eccellenti | Palazzo Gondi | 17.06.2014

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La Notte dei Modivori

La Notte dei Modivori | Cinema Teatro Odeon | 17.06.2014

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Pitti Italics

County of Milan Marcelo Burlon

County of Milan Marcelo Burlon | Parterre di Piazza della Libertà | 19.06.2014

 

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au jour le jour

au jour le jour | Dogana | 19.06.2014

 

PHOTO ALBUM
WELCOME PHOTO ALBUM

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E poi c'è Napoli

E poi c'è Napoli | Cinema Teatro Odeon | 19.06.2014

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Il design automobilistico Italiano degli anni '50 e '60

Il design automobilistico italiano degli anni '50 e '60 | Piazza della Signoria | 17.06.2014

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Firenze. Fashion Atlas

Firenze. Fashion Atlas | Palazzo Vecchio | 17.06.2014

PROJECT ROOM

FHOF
Firenze Hometown Of Fashion

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La moda Made in Italy come fenomeno di successo internazionale nasce a Firenze all’inizio degli anni Cinquanta. Da allora Firenze mette le proprie risorse progettuali, organizzative, culturali ed economiche al servizio della promozione della moda italiana nel mondo.  Quest’anno il Centro di Firenze per la Moda Italiana festeggia 60 anni di attività e perciò, in occasione di Pitti Immagine Uomo 86 (17-20 giugno 2014), lancia un programma speciale di eventi realizzato insieme a Pitti Immagine con il contributo straordinario del Ministero dello Sviluppo Economico e di Ice
La rete di intenti e di collaborazioni che si realizza per tale occasione rappresenta un modello di strategia integrata tra le istituzioni pubbliche e private – quelle che lavorano nell’interesse del sistema - destinato a diventare un punto di riferimento per tutte le politiche a sostegno della moda italiana e di chi ha il compito di promuoverla. 

Un progetto di

Realizzato con il contributo straordinario di

Ice - Agenzia per la promozione estera e l’internazionalizzazione delle imprese italiane

www.ice.gov.it

In collaborazione con

SPECIAL CONTENT ON THE PROJECTS

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Benvenuti a Firenze per Firenze Hometown of Fashion da
Stefano Ricci
Presidente del Centro di Firenze per la Moda Italiana

Stefano Ricci - Presidente del Centro di Firenze per la Moda Italiana

 

Presidente Ricci, c’è grande attesa per i 60 anni di Firenze Hometown of Fashion. Che valore ha questa celebrazione? Come pensa che possa portare attenzione sulla storia e sul presente della città?

In occasione del 60° anniversario di fondazione del Centro di Firenze per la Moda Italiana, abbiamo pensato di mandare un messaggio forte e chiaro su quanto la nostra città rappresenta nel mondo, non solo come capitale dell’arte e della cultura, ma anche come capacità produttiva per il tessile-abbigliamento. Non è un caso che qui siano nate le sfilate negli anni ’50, così come non è un caso che qui siano nati i marchi “Born in Florence” ai quali abbiamo chiesto di esprimere un proprio omaggio alla città. Per questo motivo abbiamo pensato a un calendario di eventi che fosse non una retrospettiva, ma un messaggio che guarda al futuro delle nostre linee, della creatività italiana, della manifattura e alla straordinaria capacità delle nostre maestranze. A giudicare dall’attenzione riservata, soprattutto dai buyers internazionali, crediamo di aver centrato l’obiettivo.
 
Conosciamo il ruolo di Firenze nella storia della moda. Ma che spessore può continuare ad avere Firenze per il futuro della moda italiana?
Le giro la domanda. Cos’è la moda italiana? Per una persona come me, il prodotto italiano è quello “100% fatto in Italia”. Per una questione di qualità, per i riflessi che questa determinazione ha sotto il profilo occupazionale. In questo Firenze, con il suo territorio, rappresenta un unicum. La grande tradizione della pelletteria, ad esempio, spinge non solo i grandi marchi italiani, ma anche l’alto di gamma dei francesi a venire a produrre qui. Questi contenuti, forse poco fashion ma molto rilevanti sotto il profilo vero del prodotto, trovano una loro esaltazione proprio nei saloni del Pitti, dove viene rappresentata l’italianità attraverso le varie sfumature, con una significativa e qualificata presenza di marchi stranieri. Il futuro dipende dalla serietà con la quale affronteremo le sfide del futuro.
 
Che valore hanno i 60 anni del Centro di Firenze per la Moda Italiana? Cosa significa questo importante traguardo per questa istituzione?
I nostri primi 60 anni esprimono i contenuti che ho già riferito. Rappresentano un grande risultato, considerato che il Centro è la più antica istituzione a livello nazionale. Ma rappresentano anche uno stimolo a fare sempre meglio, per essere degni del grande passato che ha consentito a Firenze di rimanere ai vertici internazionali durante tutti questi anni, anche grazie alla preziosa opera di Pitti Immagine.
 
In questo momento storico ed economico, che futuro vede per la moda italiana e per il saper fare toscano e, più in generale, italiano? 
Vedo l’unico futuro possibile, ovvero un ritorno alle nostre origini. La moda italiana è stata costruita negli anni da nomi che hanno scritto pagine importanti, come Roberto Capucci, i primi grandi stilisti, da Valentino ad Armani, fino a una moltitudine di piccole e medie imprese che si sono affermate nel mondo. Nella sola Firenze, che conta 350.000 abitanti, del resto sono nati Gucci, Emilio Pucci, Salvatore Ferragamo, Roberto Cavalli ed Ermanno Scervino. Questo è frutto del saper fare fiorentino, prim'ancora che toscano.
 
La sfilata agli Uffizi, l'intervento alla Loggia dei Lanzi, l'Illuminazione di Ponte Vecchio, si tratta di un grande e continuo impegno, da parte sua e della Stefano Ricci, a sostegno del patrimonio storico e artistico fiorentino e italiano. Quanto è importante sostenere e saper sostenere la propria città? Cosa significa oggi supportare Firenze? Può la moda essere espressione e veicolo di un nuovo mecenatismo?
Credo sia un dovere, da parte di ogni imprenditore, restituire al territorio quanto la propria realtà e la propria sensibilità suggeriscono. Personalmente ho cercato sempre di portare attenzione alle varie opportunità che si sono presentate. In occasione dei festeggiamenti per il 40° anno di attività della mia società ho ritenuto di poter contribuire a una migliore immagine di Firenze con la nuova illuminazione della Loggia de’ Lanzi. Negli anni ci sono stati vari impegni in questo senso. A uno di questi tengo in particolare e mi riferisco all’aver portato nuova vita e nuove prospettive all’Antico Setificio Fiorentino nel 2010, un patrimonio di Firenze e dell’Oltrarno artigiano. In occasione di “Firenze Hometown of Fashion” pur se richiesto, ho declinato la possibilità di far sfilare una mia collezione perché non lo ritenevo opportuno, considerato il mio ruolo di presidente del Centro Moda. Ma non potevo certo esimermi dal voler omaggiare la mia città. Da qui la nuova illuminazione del Ponte Vecchio, con uno spettacolo in acqua come non accadeva da oltre 150 anni, grazie alla collaborazione di Unicredit. Ecco, supportare Firenze significa, per me, cercare di migliorare almeno di un millimetro ciò che abbiamo ricevuto in eredità, per renderla migliore secondo quanto ciascuno di noi ritiene opportuno. La moda come mecenatismo? E’ un must a livello mondiale, lo deve diventare anche in Italia. Anche se c’è sempre qualche furbetto che, pur di prendersi un po’ di visibilità, critica chi fa. Mi domando però: cosa hanno fatto questi signori, se non commentare…
 
Come mai ha scelto l'illuminazione di Ponte Vecchio come regalo alla città e ai fiorentini?
Dopo la Loggia de’ Lanzi, iniziammo a parlare con l’allora sindaco Matteo Renzi, di come continuare ad aiutare Firenze. Nel frattempo ho voluto il restauro degli antichi volumi delle Arti e dei Mestieri che sono custoditi presso l’Archivio di Stato, ma che necessitavano di interventi conservativi e di digitalizzazione per gli studenti di oggi e di domani. Poi è arrivata questa opportunità. Il Ponte Vecchio, come simbolo, è uno dei più forti a livello internazionale. Mi sono sempre meravigliato di come all’estero, di notte, anche palazzi anonimi diventino meravigliosi se ben illuminati. E noi che abbiamo questo patrimonio cosa facciamo? Ringrazio quindi le Soprintendenze per aver scelto di aiutarci in questo cammino.

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I COSTUMI DELLA SARTORIA TIRELLI

La parola a Dino Trappetti, direttore della Tirelli Costumi

 
16.06.2014 | 18.00 | Opera di Firenze
 
Dino Trappetti è nato a Roma, ha iniziato a lavorare nel mondo dello spettacolo come ufficio stampa nel 1965. Nella sua lunga carriera è stato capo ufficio stampa del Teatro Eliseo di Roma, del Rossini Opera Festival di Pesaro, delle settimane musicali di Napoli con Salvatore Accardo e ha curato l'organizzazione e il lancio di molte manifestazioni culturali e cinematografiche, collaborando, come ufficio stampa, con Luchino Visconti, Mauro Bolognini, Liliana Cavani e Sergio Leone. Negli anni ’80 ha promosso, per conto del Ministero degli Esteri, importanti manifestazioni ed eventi di cultura italiana all’estero (New York, Buenos Aires, Rio de Janeiro…). Dopo la scomparsa di Umberto Tirelli nel 1990, e per suo volere, assunse la direzione della Tirelli Costumi, iconica sartoria romana che ha realizzato tra i più celebri costumi di opere teatrali e di pellicole cinematografiche vincitrici di Premi Oscar.
A seguito dell'importante donazione fatta da Umberto Tirelli nel 1986 alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti – costituita da circa 300 abiti e accessori - Dino Trappetti ha dato vita alla Fondazione Tirelli-Trappetti,  con l’intento di creare un’istituzione che potesse preservare i costumi autentici collezionati da Tirelli e quelli di importanza storica realizzati dalla sartoria.
Ecco che cosa ci ha detto Dino Trappetti in merito alla mostra che, in occasione di Firenze Hometown of Fashion vedrà protagonisti alcuni celebri costumi della sartoria Tirelli, esposti nel foyer dell’Opera di Firenze:
E’ particolarmente significativa questa celebrazione a Firenze dei 60 anni della Moda Italiana e i 50 anni della Tirelli Costumi. Umberto Tirelli, nel 1954, insieme a Beppe Modenese, allora giovani di belle speranze, videro nascere alla sala bianca di Palazzo Pitti la moda Italiana ad opera del grande Giovanni Battista Giorgini. Entrambi decisero di lavorare nel campo e si trasferirono a Milano.
Un anno dopo Tirelli aveva l’occasione di incontrare Luchino Visconti a Milano mentre stava mettendo in scena, al Teatro alla Scala,  “La Traviata” con Maria Callas, e fu ad opera di Visconti che fu chiamato a lavorare a Roma. Quindi, questo invito di Pitti Immagine ad esporre nel foyer dell’Opera di Firenze, non è per caso e ringrazio vivamente per l’occasione offertaci perché rinsalda il legame tra Tirelli e Firenze nato nel 1986 con una grande donazione che Tirelli fece alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti, che fu esposta con grande successo nel Museo degli Argenti”.

Maria Callas - Traviata

Abito realizzato su bozzetto di Lila De Nobili e restaurato dalla Sartoria Tirelli sotto direzione di Tosi.

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IL DESIGN AUTOMOBILISTICO ITALIANO DEGLI ANNI ‘50 E ‘60

Corrado Lopresto: l’architetto di sogni a quattro ruote

 
Corrado Lopresto è uno dei collezionisti di automobili d’epoca più importanti al mondo. Cinquantottenne di Bagnara Calabra, da molti anni a Milano, è una vera autorità in materia, riverito e ammirato a Pebble Beach quanto ad Amelia Island, Mulhouse o Goodwood. E’ l’unico ad essersi aggiudicato quattro Coppe d’Oro al Concorso di Eleganza di Villa d’Este, evento che non si ripeteva dal 1929.
 
Nelle manifestazioni più esclusive, immancabilmente viene premiato uno dei suoi capolavori: opere d’arte meccanica che hanno fruttato 183 premi internazionali di cui 40 Best in Show. Esemplari unici, telai n.1, oppure prototipi rigorosamente di marche italiane, sui quali i più grandi progettisti e carrozzieri del passato, hanno sperimentato soluzioni avveniristiche: scelte che hanno preconizzato fenomeni di moda e canoni stilistici negli anni a venire. 
 
Si può ben dire che la Collezione Lopresto rappresenti uno spaccato di storia dell’auto, del design, dell’Italia e della sua creatività. 
Negli anni ’80, quando tutti puntavano sui classici, io scelsi i prototipi, quelle auto in cui trova la massima espressione di estro e genialità. Mi affascinano i trascorsi storici dalle mie macchine e il lavoro filologico che faccio per ripristinarle. E’ il piacere di mettere in luce cose che nessuno sa, che mi spinge a cercare continuamente informazioni, per non fermarmi all’ovvioVoglio scoprire il nome del designer di ogni mia auto, che si cela dietro alle “griffe” Pinin Farina e Bertone. Vinco perché delle mie macchine so tutto: ne seguo il restauro e ne curo la ricerca storica. La cultura che abbiamo noi, non ha eguali e mi fa enormemente piacere mostrare in ambito internazionale, il livello tecnico raggiunto dalla nostra industria nel passato”.
La scintilla della passione per le auto è scoccata dentro di lui fin da ragazzo. “Malattia” trasmessagli da un cugino: “… Quando si è messo in testa di restaurare l’Aurelia B10 con cui andavamo a scuola con l’autista. Io avevo 16 anni e fu la mia prima avventura di restauro. La prima macchina che decisi di acquistare è stata una Balilla 3 marce. Avevo vent’anni, ne capivo poco, ma mi misi in testa di restaurarla. La pagai a rate 400 mila lire, con la paghetta da studente. Scrissi alla Fiat e da Torino mi risposero che il telaio corrispondeva a un  modello “Lusso”. Con l’entusiasmo della giovinezza, mi sembrava di possedere un’Isotta Fraschini! 
Per rimetterla in sesto impiegai un anno frequentando assiduamente l’officina di due anziani restauratori …”.
 
 

Isotta Fraschini 8A SS Castagna (1930)

Dati tecnici: 
telaio 1651
motore L8 7370 cc 1651
carrozzeria Castagna 
Lungh/Largh/Alt (mt) 5,40; 1,90; 1,85
peso (Kg) 3000

Alfa Romeo Giulietta Spider Bertone (1955)

Dati tecnici:

telaio AR1495*0004
motore L4 1290cc AR1315*40182
carrozzeria Bertone
lungh./largh./alt. (m) 3,85/1,70/1,20
passo (m) 2,25
peso (kg) 950 

Alfa Romeo 6C 1750 GS Zagato/Aprile (1931)

Dati tecnici:

telaio 10814331
motore L6 1752cc 10814331
carrozzeria Aprile
lungh./largh./alt. (m) 4,20/1,70/1,20
passo (m) 2,745
peso (kg) 980

Alfa Romeo 2500 Sport Stabilimenti Farina (1947)

Dati tecnici:
telaio 915339
motore L6 2443cc 926138
carrozzeria Stabilimenti Farina
lungh./largh./alt. (m) 4,90/1,80/1,50
passo (m) 3,00
peso (kg) 1800

Lancia Flavia 2000 Sport Zagato (1968)

Dati tecnici:

telaio 820.050*000004
motore V4 1991cc
carrozzeria Zagato
lungh./largh./alt. (m) 4,20/1,62/1,32
passo (m) 2,40
peso (kg) 950

Cisitalia 202 (1962)

Dati tecnici:
telaio 034
motore L41089 cc 073
carrozzeria Pininfarina
Lungh/Largh/Alt (mt) 3,40; 1,45; 1,25
passo (mt) 2,40
peso (Kg) 780

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FRANCESCO VEZZOLI PRIMAVERA-ESTATE

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E poi c'è Napoli
Un film di Gianluca Migliarotti
prodotto da Kid Dandy

19.06.2014 | 18.00 | Odeon - Prima su invito
19.06.2014 | 21.00 | Odeon

Un progetto di Firenze Hometown of Fashion 


Promosso da
Centro di Firenze per la Moda Italiana e Pitti Immagine 
Ministero dello Sviluppo Economico
ITA - Italian Trade Agency

Starring roles: Raffaele La Capria, Salvatore Ambrosi, Davide de Blasio - Tramontano, Hugo Jacomet, Maurizio Marinella - E. Marinella, Ciro e Maria Giovanna Paone - Kiton, Gaetano e Annalisa Calabrese - Calabrese dal 1924, Massimiliano e Giuseppe Attolini - Cesare Attolini, Gianluca ed Enrico Isaia - Isaia, Mario Portolano e figli, Salvatore Piccolo, Antonio Panico e Gennaro Formosa

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Tramontano: tra artigianato e innovazione

Tramontano è un marchio che ha fatto storia nella pelletteria.
Dal 1865, a Napoli, l'azienda disegna e produce borse, valigie e accessori di pelletteria, secondo la migliore tradizione artigianale napoletana, che si rinnova nell’utilizzo di materiali naturali e nello stile esclusivo, fatto di semplicità ed eleganza. Tra i clienti, regine, attrici e personalità del mondo dell'arte e del teatro. 
 
 

Kiton. La storia di un uomo innamorato della qualità

Se non facessi questo lavoro, pagherei per poterlo fare”. Ciro Paone ha trasformato  la sua passione più grande in un mestiere, elevando il concetto di sartoria da artigianato a espressione d’arte: amore per il bello e amore per il bel vestire. L’idea di qualità di Ciro Paone ha forgiato fin dall'inizio l’intero progetto sartoriale Kiton. 

 
 

Calabrese: una cravatta di famiglia

Negli anni '20 a Napoli, don Eugenio Calabrese sceglieva personalmente ogni mattina “la cravatta della giornata”. La sua creatività nell’immaginare tessuti e fantasie, unita a un’intraprendenza imprenditoriale, lo spinsero a fondare un laboratorio di cravatteria. Nasceva così il marchio Calabrese Cravatte. Oggi, la tradizione sartoriale continua con la IV generazione Calabrese, a capo dell’azienda Annalisa Calabrese.

 

Isaia, impresa familiare, modello business internazionale

ISAIA nasce a Napoli negli anni '20 dall’intuizione di Enrico Isaia che apre un negozio di tessuti destinati alle più rinomate sartorie della città. In seguito, allestisce un laboratorio di piccole dimensioni, dove abili artigiani confezionano abiti da uomo su misura. Con le generazioni successive, ISAIA diventa un'azienda sartoriale che produce capi di altissima qualità per i più prestigiosi negozi italiani. Oggi è una società che conta oltre 200 dipendenti, gestita dalla terza generazione della famiglia.

Salvatore Piccolo e il fascino delle camicie

Salvatore Piccolo decise di lavorare in una camiceria come magazziniere, pur di avvicinarsi a quel mondo che tanto lo affascinava. Il passo per una propria bottega da camiciaio fu breve e, nel giro di poco, le sue creazioni vestirono la migliore clientela napoletana, varcando i confini nazionali. Oggi, ci racconta che il segreto per fare un buon capo, oltre ai tessuti migliori e alla meticolosità, è la capacità di ascoltare i suoi clienti. 

Portolano, la magia di un guanto di pelle

La storia del marchio Mario Portolano ha origine nel 1895, con Fortunato, nonno di Mario, che fondò una fabbrica di guanti in pelle. Da oltre un secolo l’azienda Mario Portolano, realizza in maniera artigianale guanti di raffinata fattura, calzati da molte mani illustri, tramandando, di generazione in generazione, l’impegno, l’esperienza e la sapiente manualità di una tradizione antica, che affonda le sue radici nella cultura artigianale napoletana. 

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Pitti Immagine e Sky Arte HD presentano
LE ITALIE DELLA MODA
a cura di Angelo Flaccavento

Il progetto Le Italie della Moda, da me sviluppato su commissione di Pitti Immagine per conto del Centro di Firenze per la Moda, nasce dal desiderio di rendere alla moda italiana, intesa come  sistema complesso che esprime una irripetibile e inimitabile cultura del fare, una dignità televisiva che fino a ora, forse, essa non ha avuto. La scelta del canale Sky Arte HD è in questo senso indicativa: si è puntato su un approccio visivo e narrativo del più alto livello, nel tentativo di riprodurre con morbido rigore un quadro ampio e dettagliato. Il programma si articolerà in nove puntate tematiche - si va dal business familiare, modello cardine dell'imprenditoria italiana, alla rigenerazione della scena attuale della moda, passando per storie di capitani coraggiosi, esplorazioni sull'affascinante mondo dei tessuti e della materia, racconti di business unito alla creatività, senza trascurare una intera puntata dedicata a Firenze, diamante della moda - affiancando, senza gerarchie di sorta, big conclamati e piccoli outsider visionari. Nessuna pretesa di esaustività o enciclopedismo: Le Italie della Moda é un format aperto, che per il momento ha focalizzato lo sguardo su una serie di storie-cardine, specimen di un ben più vasto mascro-cosmo che potrà essere ulteriormente indagato in futuro. Peculiare e caratterizzante il punto di vista: la moda italiana vista dietro le quinte, privilegiando il processo sul prodotto, la manualità e l'artigianalità sull'immaterialità della comunicazione, i fatti alle parole. Quel che si è voluto descrivere, attraverso  storie raccontate in prima persona dai protagonisti, è la complessità del fare moda, ovvero il duro mestiere che sta dietro il bello che si rinnova ogni sei mesi: un lavoro che richiede passione e ardire, che mescola fantasia e calcolo, che coniuga tradizione e innovazione. Si vedranno atelier e laboratori, si sentiranno macchine che cuciono e mani che faticano, ma i lustrini e le feste saranno lasciati fuori dallo schermo, volutamente. Per apprezzare l'unicità del Made in Italy, a mio avviso, basta sentire le storie di chi lo fa: è una eccellenza che parla da sola, ma che così da vicino, forse, fino ad ora non si è mai vista. L'unicità della serie nasce in fine dall'unione di una prospettiva di indagine giornalistica, la mia, con la avvolgente abilità narrativa dell'autore televisivo, Donato Dallavalle, e il gusto per una immagine evocativa e persistente del regista Francesco Imperato. Il tutto, con l'impronta Sky Arte. Le Italie della Moda é un lavoro corale, perché corale é il mestiere della moda. Nell'immaginarne l'urgenza, Pitti Immagine conferma ancora una volta la lungimiranza di sempre. 
 
Angelo Flaccavento
 

Roberto Pisoni
Direttore di Sky Arte HD

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au jour le jour

Back to memories: un viaggio nella memoria di Mirko Fontana e Diego Marquez aka Au Jour Le Jour, che presenteranno per la prima volta a Pitti Uomo 86 in occasione di Firenze Hometown of Fashion la loro linea uomo. Dopo la partecipazione a Who is On Next? 2011, la loro carriera è segnata da un crescendo di successi, grazie a una moda ironica e all’insegna della leggerezza. La loro print mania ha conquistato stampa e buyer. In questa video intervista il fashion duo si racconta tra ricordi di scuola, momenti di vita personale e professionale che aprono una finestra sul loro mondo creativo

Mirko Fontana e Diego Marquez

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Ermanno Scervino
La declinazione contemporanea dell'eccellenza Made in Tuscany


Ci parli dell'omaggio di Ermanno Scervino a Firenze in occasione di Firenze Hometown of Fashion
Ho deciso di celebrare l’eccellenza della mia città, con una serata nella location d’eccezione di Forte Belvedere. 

Cosa significa essere un "Born in Florence" per una Maison come Ermanno Scervino? E a livello internazionale? 
Il mio stretto legame con la Toscana è da sempre uno dei valori intrinsechi della mia Maison. L’insieme di valori dati dalla tradizione, dalla sartorialità e dalle competenze tecniche sono il vero Made in Italy, da sempre garanzia di qualità e che tutto il Mondo ci invidia. Mi piace tradurre in un linguaggio moderno l’eccellenza del Made in Florence, coniugando il glamour alla tradizione sartoriale, con le lavorazioni più innovative e di ricerca.
 
Pensa che il tessuto culturale ed economico di Firenze e della Toscana possa aver influito nel vostro approccio alla moda? 
Si, senza dubbio. Fin da subito, la nostra intuizione è stata quella di produrre solo in Italia, rilevando alcuni laboratori artigianali, attivi da generazioni, che rischiavano di chiudere. Li abbiamo riuniti in un’unica entità, creando i nostri headquarters alle porte di Firenze. Abbiamo sempre promosso la tutela dello storico know how italiano e fiorentino in particolare, questa scelta ci ha premiato in tutti i Mercati Internazionali. 

Le vostre creazioni sono caratterizzate da continui giochi di richiami, tra passato, presente e futuro. Quanto è importante saper tramandare e rielaborare la storia passata per innovare nella moda?
 
Innovazione e tradizione vanno di pari passo. Amo la sperimentazione e non sono un nostalgico del passato. 
Come dicevo prima, il mio obiettivo è reinterpretare i valori della tradizione in un linguaggio moderno, tutelandone l’eccellenza.
 
Firenze è ....? La mia casa. Dopo aver viaggiato tanto ho deciso di stabilirmi qui, perché ho voluto legare indissolubilmente il mio marchio alla città. Ogni angolo di Firenze racconta un pezzo di storia del mio Paese e della Cultura Italiana.