
Appunti di stile per un percorso d'autore
Pitti Uomo 81
A destra, una borsa Cherchbi.
Sotto l'illustrazione dedicata al percorso sull'artigianalità, di Dawidh di Firmo.
MAPPA


Per chi aspira ad un genere di eleganza che esula dai canoni della produzione seriale, per chi cerca nell’esclusività significati più sostanziali, la risposta risiede nel saper fare. Artigianalità assoluta, hand made, cura del dettaglio diventano parole d’ordine, ma con un nuovo senso. Giacche che conservano l’allure elitaria del made to measure, calzature dipinte a mano, borse che esibiscono lavorazioni uniche su pellami di pregio, sciarpe impalpabili tessute manualmente su antichi telai. Il tutto inscritto, per la prima volta, in un’ottica contemporanea, che riattualizza con un’iniezione di nuovi colori e freschezza di idee le tecniche di una volta, per creare oggetti belli e unici da indossare, oggi.
Così per il suo guardaroba il dandy contemporaneo attingerà alla capsule firmata da Andrea Incontri in collaborazione con Habsburg, marchio "nobile" del gruppo Schneiders, in cui il talentuoso designer reinterpreta un classico di sempre come il loden decontestualizzandone gli usi. Oppure indosserà uno dei sei modelli di sport jacket proposti da W-D Man, mini collezione di giacche maschili ispirata ad un racconto di Ernest Hemingway: i modelli e i tessuti guardano alla tradizione sartoriale inglese, le vestibilità sono rieditate secondo i canoni odierni del Made in Italy. Sempre in quest’ottica, Cherchbi recupera un tessuto storico come il tweed e lo rende protagonista di una moderna linea di borse e zaini con stampe a mano e finiture in morbida pelle.


In alto, le scarpe di Zonkey Boot, H’Katsukawa From Tokyo, Riccardo Freccia Bestetti. Sotto una giacca di Takizawa Shigeru Ondata. In basso un bracciale di Marc Bernstein New York.

Chi tende ad uno stile più fashion opterà piuttosto per le giacche dai volumi compatti e tridimensionali di Takizawa Shigeru Ondata, distillato di sartorialità pura ma con un nuovo feeling di leggerezza.
Ai piedi, spiccano gli studiati effetti bicolore, anticature e giochi di lucido-opaco delle Zonkey Boot: raffinatissime, di forma allungata, suola Goodyear, nate a Vienna ma fatte a mano da artigiani italiani. Per questo stesso motivo lo stilista Yucca Murase si è stabilito in Italia al fine di produrre la linea che disegna da oltre 12 anni: Le Yucca’s, calzature confezionate a mano da artigiani toscani, perfetto connubio di tradizione pellettiera ed estro giapponese. E ancora, con il marchio H’Katsukawa From Tokyo Eiichi Katsukawa presenta la sua collezione di scarpe dal design avant-garde e dalle forme bombate, che mixano il classico tocco anglosassone delle brown shoes da città a una visione contemporanea. Chi invece è attento all’esclusività del made to measure non resterà insensibile alle “totalmente fatte a mano su misura” di Riccardo Freccia Bestetti, ormai un punto fermo nella galassia dell'eleganza maschile, cui si aggiunge oggi una nuova linea prêt-à-porter.

Conserva un outfit impeccabile anche a zero gradi, l’uomo del prossimo autunno inverno: sensibile all’abbraccio dei filati pregiati, alle stampe e alle texture materiche, riscopre un guardaroba percorso da influenze heritage e dettagli di fattura squisitamente artigianale.
Sempre più leggera, ma calda. Sempre più destrutturata, ma formale: è la giacca la protagonista dell'autunno-inverno 2012-13. Quella di Lardini non rinuncia al taglio sartoriale, ma si indossa con la disinvoltura di una maglia ed è realizzata in materiali che riproducono, in chiave contemporanea, fantasie d’archivio di lanifici inglesi nei colori legati al mondo dei tricot. Da Tonello, dove la leggerezza tattile è resa possibile da uno studio antropometrico, il must have è la giacca tre bottoni stirato a due fantasie a quadri. E poi giacche cardigan, realizzate con pesi leggeri ma con fibre nobili, che si appropriano del corpo senza nasconderlo. Da Brando, il mondo lana viene declinato in varie nuances di colore, su giacche che esplorano tonalità accese e sviluppano preziose microdisegnature: cappello da prete, resca, pied de poule, effetti maglia.

Sotto, un modello Haver Sack.
In basso, una giacca di Cruciani.

Accenti nostalgicamente british, ma con un tocco eccentrico, ritmano la collezione disegnata da Koji Norihide: in Haver Sack, i capisaldi della tradizione anglosassone vengono riletti alla luce di uno stile crossover che mixa inflessioni legate al mondo del mare e ai registri military, workwear e bespoke. Collezioni dal twist aggiornato pensate per un uomo colto dal gusto eclettico come quella di Camoshita United Arrows, tra i brand giapponesi più in prima linea nell’anticipare le evoluzioni della moda uomo classico-contemporanea. La giacca in maglia tricottata hand made è uno dei pezzi forti dello stile di Se' By Icho Nobutsugu: ancora un designer nipponico, però con sede a Milano, per il quale la silhouette nasce da un accuratissimo studio sartoriale.
Un filo più rigorosa nel seguire la lezione del brit style la giacca in lana di Harris Wharf London, che si veste di principe di Galles, tweed, pied de poule aggiungendo all’allure formale un gusto contemporaneo.
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Grande freddo. Spazi sconfinati e distese di ghiaccio. L’ispirazione sportswear accende i modelli che recuperano il guardaroba tecnico da montagna e uniscono le caratteristiche dei tessuti alla funzionalità di pezzi adatti ad un utilizzo metropolitano. Capi antigelo progettati per affrontare la natura nelle sue espressioni più estreme, in luoghi dove il termometro crolla sotto zero. Colori segnaletici, volumi sfilati - perfetti anche in città - tessuti all’avanguardia come ripstop e cotone/nylon, termonastrature, imbottiture caldissime e leggere.
Su questo tracciato si colloca Herno Laminar, progetto di ingegneria sartoriale realizzato da Errolson Hugh con la collaborazione di Gore, produttori di GORE-TEX®: una capsule di 8 capi uomo e donna con performance tecniche adatte all’alta quota, ma dal tratto urbano. Versatile sui due fronti, montagna e città, anche la proposta di Victorinox, costruita per un uomo che si sposta da Londra ad Anversa, e poi vola a blasonate località sciistiche come Aspen: i pezzi cult si chiamano Wool Explorer Jacket, Stuven Insulated Jacket, Down Snorkel Parka.

Giacca rossa di Jack Flynn e sotto un modello Henri Lloyd Italy.

Da Henri Lloyd Italy la base è una giacca storica, disegnata nel 1965 e indossata da Sir Francis Chichester nella sua epica traversata del globo a vela: ecco la nuova interpretazione della Consort Original realizzata insieme a Olmes Carretti. Impronta vintage anche per Jack Flynn, marchio con sede ad Amsterdam che guarda agli anni ’60 e ’70 e alle divise dei piloti della Royal Canadian Air Force e della Hudson’s Bay company per capispalla che uniscono costruzione semi-sartoriale e look sportivo. Così nella linea di giubbotti “Retrò”, Blauer si ispira alle divise dei Policemen americani, mentre per i capispalla del tema “Pirofite” si richiama al mondo dei pompieri d’oltreoceano degli anni ’50.
Su un côté più avant-garde si colloca il lavoro di Nigel Cabourn: l’ispirazione parte dalla sua personale collezione di abiti vintage composta da circa 4000 pezzi, fra cui divise militari inglesi e abiti da lavoro. E ancora, Arc’teryx Veilance incarna il Canadian sport jacket progettato per le condizioni meteorologiche estreme, tra ricerca di tessuti high tech, libertà assoluta di movimento e modellature dal fit sartoriale.

Sotto, un modello Snoot.

Proviene da Stoccolma invece un marchio ancora poco conosciuto dal pubblico internazionale come Snoot, capsule collection di giubbotti tecnici performanti, prodotti in limited edition e in serie numerata.
Infine, l’inclinazione crossover è forte in alcune proposte di brand giapponesi come Nanamica, che associa culture e mondi anche molto distanti fra loro per dare origine a collezioni dove lo sport incontra naturalmente il sartoriale e “fashion e utility” è un’espressione chiave. O ancora, come Rocky Mountain Featherbed, brand dal mood americano, sporty e cowboy allo stesso tempo. Nato nel 1960 nel Wyoming, rilanciato dal giapponese Kinji Teramoto, oggi è una collezione di giubbotti e piumini dal sapore americano, ma con l’alta qualità nel design e nelle finiture luxury tipicamente Made in Japan.
Testi a cura di Elena Moretti
Illustrazioni di Dawidh di Firmo
Testi di Alessandro Calascibetta
Ph. Manuel Scrima
Sotto, le borse di A di Alcantara.
In basso, AI_Andrea Incontri.

Quest'edizione di Pitti Uomo mi ha lasciato tutt' altro che indifferente: la ricorderò, la ricorderemo. Lasciando Firenze, per ogni stagione resta qualcosa di diverso: sono sfumature, dettagli, che messi insieme danno il percepito delle prime tendenze. E la direzione che prenderà il mercato la prossima stagione. Questa volta ho percepito Materia, Sicurezza, Scatto. Concretezza.
Concreti, ricchi e materici i tessuti, fatti per durare. Interessanti e nuovi gli accessori. Un segnale, quello rimasto da questo tour in Fortezza, forte e preciso; in altre parole, motivante.
A di Alcantara
4 designer di ultima generazione hanno disegnato gli accessori del futuro: mi hanno colpito sopratutto quelli creati da Caterina Gatta, che ha ripreso i tessuti paisley dagli archivi delle grandi maison (conservo ancora un portafoglio in tessuto identico, del 1986, di Christian Dior), e quelli di Leitmotiv. Questi ultimi, particolarmente affascinanti, fanno pensare ai circuiti elettrici, alle cinture, ai percorsi della metropolitana. Bellissimo l'allestimento e lo stand.
AI_Andrea Incontri
Ha rivisto il loden in chiave moderna. Favolosi anche gli accessori in pelle: colorati, allineati per scelta di tinte a gran parte dei pezzi di abbigliamento visti in quest'edizione.


CP Company
Mi hanno colpito questi 4 manichini. Colori accesi per una tipologia di capospalla lanciato già ai tempi del debutto di CP. Che, allora, venivano solitamente realizzati in tinte corda. Un' ottima performance, nel rispetto di un' eredità importante come quella di Massimo Osti.
Herno Laminar
Claudio Marenzi ovvero Herno e Gore-tex. Una linea super coerente e a dir poco rivoluzionaria: esteticamente chic nel suo total navy blu e super funzionale.


In alto, MP di Massimo Piombo. In basso, Marina Yatching e scarpe di Santoni.

MP di Massimo Piombo
Lascio parlare le immagini: opulenza sofisticata e understatement sotto la regia di Massimo, un vero geniaccio (foto in alto).
Marina Yatching
Bella, vivace, calda e accogliente. E' la parte più interessante della collezione: quella presa dall'archivio storico e riprodotta ex novo.
Santoni
Giuseppe Santoni è stato tra i primi a far interagire passato e presente nelle sue collezioni. Questo tipo di scarpa va indossata con estrema disinvoltura, altrimenti è meglio guardare alla parte più tradizionalista delle sue proposte. E' una calzatura importante: non richiede un abbigliamento troppo ricercato ne' lezioso, altrimenti si ottiene l' effetto "dressed to kill". Notevole l'allestimento.


Sopra le giacche di (da sinistra): Up to Be, Chevignon e Aquarama.
Sotto, una maglia-giaccone di Fedeli.

Up to Be
E' una new entry. E' molto interessante perchè è funzionale e pratica, eppure contiene anche dei contenuti moda forti; ma non così forti da spaventare il consumatore finale. E' moda la palette di colori, che rimandano al mondo Stone Island, ed è moda nei dettagli - numerosissimi e tutt' altro che inutili - e nelle simmetrie di alcuni particolari che richiamano ai giap degli anni '80 come Yamamoto. Il giovane stilista della linea uomo, Nicola Genovese, sembra avere le idee molto chiare: nella sua spiegazione ricorre spesso una parola abusata, "sartorialità". Ma forse per una volta non è stata invocata a sproposito.
Aquarama
Un pezzo classico del guardaroba maschile: il cappotto doppiopetto. Ho trovato fortemente innovativa l'idea di costruirlo in tessuto di lana gessato (altro caposaldo del menswear) e tagliato "al vivo". Bella la presentazione, su un manichino con l' asta in metallo: freddezza e tradizione insieme.
Chevignon
Milan Vukmirovic riprende uno dei suoi stili prediletti, ovvero il militare. Bellissimi alcuni dettagli come il bavero con l'interno rosso, in contrasto con il verde army.
Fedeli
Il classico più conservativo che si possa immaginare, viene svecchiato grazie ad un fit attuale. La maglia-giaccone, che può sostituire un cappotto, è fatta a mano in 8 fili di puro cashmere. Un lusso intelligente.
Sotto, Hackett London e lo stand di Zanone.

Hackett
Jeremy Hackett non si smentisce: la ricchezza dei tessuti, il mix di fantasie classiche rimescolate tra loro e accostate con eleganza, con l'aggiunta di tinte calde ma innovative, fanno di questa collezione una delle più belle - nel suo genere - tra quelle viste a Pitti.
Zanone
"Per non essere sempre identificati come azienda di pantaloni" dice l'ad del gruppo Mario Griarotto, riferendosi a Incotex (il marchio più noto dell azienda veneta), Officine Slowear punta su Zanone.
Con un'aggiunta di novità nel colore e soprattutto nella rivisitazione "argyle" in chiave moderna.

Testi di Alessandro Calascibetta www.themenissue.com
Ph. Manuel Scrima










