Ethic is Aesthetic
Marina Spadafora
la regina della moda etica

Ripercorrere la sua carriera è un appassionante viaggio che parte da una presa di coscienza importante, il nostro impegno per il rispetto dell’ambiente, e prosegue lungo binari di tematiche sociali e sfide importanti che l’hanno portata ad essere la coordinatrice per l’Italia di Fashion Revolution, movimento mondiale della moda etica e sostenibile, nonché una delle stiliste più d'avanguardia del panorama milanese negli anni '90. Figlia di imprenditori tessili di Bolzano, dopo aver studiato Fashion Design a Los Angeles e aver lavorato a lungo per il cinema come costumista, Marina Spadafora torna in Italia alla fine degli anni ’80, lancia con discreto successo una collezione di maglieria e collabora con grandi brand della moda come Ferragamo, Prada e Miu Miu, ma capisce che tutto questo le sta stretto e si cimenta in un progetto di produzione di abbigliamento autoctono in Burkina Faso. Da quel momento nascono la collaborazione con il brand di lusso etico Cangiari in Calabria, l’impegno a tempo pieno con Altromercato, la campagna di sensibilizzazione Fashion Revolution, (nata dopo la tragedia di Rana Plaza, la fabbrica in Bangladesh crollata nel 2013 causando la morte di 1129 persone che producevano abbigliamento per noti marchi mondiali) e non solo. La incontriamo in occasione di Pitti Filati, dove le sue collezioni knitwear saranno protagoniste di un progetto speciale in collaborazione con Modateca Deanna.

Quali sono le caratteristiche che deve avere un capo di maglieria oggi per essere definito di altissima qualità?
La vera qualità inizia dal filato. Scegliendo un filato con caratteristiche performanti, che assicura comfort e durabilità, si pongono le basi per creare un capo di alta qualità. Le finiture devono essere di maglia, quindi capi calati, rimagli ben fatti che distinguano la maglieria dal jersey.
 
Cosa dobbiamo aspettarci per l’autunno/inverno 2019-2020, in questo laboratorio creativo che è Pitti Filati?
Mi aspetto di trovare una proposta ancora più ampia di sostenibilità e innovazione, a mio parere sono queste le caratteristiche fondamentali per dare un’offerta vincente allo scenario della maglieria.
 
Quali sono secondo lei le evoluzioni che attendono il mondo della maglieria, in modo particolare in Italia?
La nostra tradizione ci salverà dalla concorrenza al ribasso. Se vogliamo mantenere un primato nel mondo della moda dobbiamo continuare a progredire in innovazione, qualità e sostenibilità. Le aziende del lusso devono resistere alla ricerca di profitti smisurati a fronte di produzioni estere e continuare a produrre in Italia. Il cliente finale apprezza la produzione made in Italy.
Il suo nome è associato ad una moda etica ed estetica. Quando ha preso consapevolezza dell’ambiente e di quanto le nostre azioni abbiano un peso su esso?
E’ un percorso di lunga data legato ad una ricerca spirituale e ad una presa di coscienza sociale e politica che sono iniziate negli anni Settanta. Da allora ho sempre mantenuto un una linea di condotta coerente con i miei ideali.
 
Prendersi cura dell’ambiente ogni giorno in tre semplici mosse. Quali sono le sue?
Porto con me una bottiglia e un bicchiere di vetro in ufficio per l’acqua, raccolgo i regalini del mio cane in sacchetti compostabili, e riciclo fedelmente.
 
Ha viaggiato in tutto il mondo, qual è la cultura che le ha insegnato di più?
Il Nepal mi ha sempre affascinata e i miei artigiani nepalesi mi commuovono per la loro onestà e la capacità di resistere e di produrre in condizioni davvero difficili.
 
Ha lavorato come costumista ad Hollywood, nella Mecca del cinema. Quanto ha influenzato quel periodo la sua creatività di oggi?
Sono una gazza ladra, adoro tutto ciò che luccica… Farei tutto di lurex!