L'esordio di Yoshio Kubo a Pitti Uomo 92

Un percorso poliedrico e interessante quello del,giapponese Yoshio Kubo, una laurea presso la Philadelphia Universityʼs school of Textile & Science nel 2000, il lavoro come assistente di  Robert Danes, legato al mondo della couture. Poi il ritorno nel suo Paese di origine e la nascita del suo brand "yoshiokubo", presentato per la prima volta nel settembre 2008, in occasione della Tokyo Fashion Week. Non é la prima volta che Kubo presenta la sua collezione in Italia, già nel gennaio 2017, grazie al supporto di Giorgio Armani e della Camera Nazionale della Moda Italiana, il brand era stato inserito nel calendario ufficiale della moda maschile milanese. Ora il suo arrivo a Pitti e proprio alla vigilia della sfilata a Firenze alla famosa Stazione Leopolda di "yoshiokubo" abbiamo intervistato il designer.

Può darci un'anteprima di quello che vedremo a Firenze?
Con le mie creazioni cerco sempre di dare vita a qualcosa che le persone non abbiano mai visto prima. A Pitti Immagine Uomo vorrei mostrare un’atmosfera fortemente personale attraverso i miei abiti.
 
Cosa pensa di Pitti Uomo e perché la decisione di presentare la linea di abbigliamento a Firenze?
Pitti Immagine Uomo ha una lunga storia come vetrina internazionale per il menswear. È una manifestazione molto importante per i designer per mostrare il proprio lavoro. Apprezzo molto la possibilità di poter mostrare la mia collezione a un pubblico proveniente da tutto il mondo e penso che Pitti Uomo mi darà una possibilità unica per farlo.
 
Quali pensa siano le principali caratteristiche che hanno dato alla linea il suo successo nel corso degli anni?
Cerco sempre di progettare e incorporare nuovi dettagli sugli abiti. Penso che l'abbigliamento debba essere davvero unico per poter trovare una propria dimensione creativa.
 
Qual è il suo target di riferimento? Chi è l'uomo che acquista la sua linea di abbigliamento?
Un uomo che cerca comfort e funzionalità negli indumenti che indossa e nei tessuti, ma che, allo stesso tempo, vuole anche esprimere il suo essere sofisticato attraverso la combinazione di design semplice, stampe uniche, colori forti e ispirazioni etniche.
 
Da dove vengono in generale le ispirazioni per il suo lavoro?
Mi piace combinare fra loro molte ispirazioni quando cerco nuove idee per il mio lavoro, ma senza dubbio, un forte input viene dalle bellissime città di Tokyo e di New York, dove ho vissuto tutta la mia vita. E le loro culture uniche di street fashion. Sono anche molto attratto dalla cultura dei nativi americani, dalle loro stampe e tessuti.
 
Ha lavorato negli Stati Uniti. Quanto la sua linea è influenzata da quegli anni e quel tipo di estetica e in quali dettagli possiamo vedere le sue radici giapponesi?
Mi piace la street culture americana, elementi come snowboard, skateboad e surf, che rappresentano forti riferimenti per la mia linea. Sia la street culture americana, sia quella giapponese hanno una grande influenza sul mio design e sulle mie grafiche.
 
È mai stato a Firenze? Ha un ricordo particolare da condividere con noi?
Sì, sono stato a Firenze 20 anni fa. Sono rimasto impressionato dal paesaggio urbano e dell’architettura … davvero unici.