Premio Pitti Immagine Uomo 2018

Non sappiamo se sia stato più forte l’imprinting tessile della famiglia materna o lo slancio e il respiro artistico del padre Gianandrea, uno dei numi tutelari della musica del ‘900, ma è certo che Pino Gavazzeni ebbe una felice intuizione imprenditoriale quando nel 1975 - sulla scia dell’affermazione del prèt-a-porter – diede vita a Bagutta, che da subito si affermò come punto di riferimento internazionale nella camiceria per uomo e donna di alta qualità e come sinonimo di creatività e stile italiano, dividendosi tra le collezioni del proprio marchio e le produzioni per alcuni dei grandi stilisti del Made in Italy. Ora che Pino si concede un interesse soprattutto da azionista, sono il figlio Antonio e il nipote Andrea al timone dell’azienda, rispettivamente come amministratore delegato e presidente. Dalle sedi di Arcore e di Milano, dove lavorano con passione e competenza un centinaio di persone, i Gavazzeni, orgogliosamente bergamaschi, tengono dritto lo sguardo sul futuro mentre operano per rinnovare la tradizione sartoriale nel segno della fedeltà e della coerenza con l’identità originaria. Nelle ultime stagioni, anche grazie all’arrivo in azienda di Mario Stefano Maran, sono stati innovati i concept delle collezioni ed è stato condotto un deciso riposizionamento del marchio, con una strategia distributiva che ha portato Bagutta a essere presente in tutto il mondo, privilegiando la clientela di fascia alta in Italia e soprattutto all’estero, che adesso rappresenta il 40% del fatturato, in particolare Giappone, Corea, Russia, Germania e Stati Uniti. In questa storia c’è spazio anche per Pitti Uomo, a cui l’azienda partecipa dalla fine degli anni Settanta – e c’è spazio per Firenze, se è vero che ancora oggi Antonio Gavazzeni intreccia con emozione i ricordi di quando, adolescente, scopriva la Fortezza da Basso e di quando invece accompagnava il nonno, impegnato in una delle tante direzioni al Maggio Musicale, e insieme soggiornavano all’hotel Villa Medici. Chi allora, meglio di Bagutta, poteva meritare il Premio Pitti Immagine Uomo 2018?