Intervista

FORMALITÀ / UNA QUESTIONE DI QUALITÀ

Dust Magazine racconta la sfilata-evento Otherwise Formal

Dust magazine, rivista di moda e cultura contemporanea basata tra Londra e Berlino, curerà Otherwise Formal, la sfilata-evento in scena alla Fortezza da Basso che rappresenta uno degli eventi di punta di questa edizione di Pitti Uomo. Il progetto esplora quello che è probabilmente uno dei maggiori contributi dati dal salone alla moda maschile: il superamento dei confini di ciò che può essere considerato formale e delle regole del vestire elegante. Ne abbiamo parlato con Luca Guarini e Luigi Vitali, rispettivamente Creative Director ed Editor-in-chief della rivista.
 
Per la prima volta Dust magazine curerà una sfilata evento a Pitti Uomo. Cosa possiamo aspettarci per questo evento?
Con questo show portiamo il nostro sguardo e il Dna del magazine nel contesto fieristico di Pitti Uomo, indagando e domandandoci come possa essere considerato il ‘formale’ oggi. Pitti Uomo sicuramente è uno dei luoghi deputati dove capire, nei suoi vari aspetti, questa tendenza di mercato. La nostra interpretazione avrà sicuramente un forte impatto estetico, il cui sotto-testo sarà una più profonda riflessione su quello che è l’uomo oggi, nel contesto in cui viviamo. Il titolo scelto è "Formalità / una questione di qualità". Forse di primo acchito può sembrare una scelta molto classica, quasi da iniziativa istituzionale. In realtà, il titolo si rifà ad un verso di un pezzo dei CCCP dell'86, Io sto bene. Consapevole citazione che ribalta l'apparente aspetto didascalico in una più ampia dimensione esistenziale "una formalità o una questione di qualità, io sto bene, io sto male, io non so come stare" voce di una crisi generazionale che torna attuale nel nostro presente.
 
Cosa volete comunicare con questa scelta?
La difficoltà di percepire se stessi e quello che si vuole in un contesto segnato da una precarietà sociale, economica, climatica. Come scegliamo ciò a cui prestare attenzione quando siamo presi da quello che dobbiamo essere, cosa ci piacerebbe essere e chi siamo veramente? Da dove iniziamo a cambiare noi stessi quando i nostri modelli di riferimento non sono più sostenibili o attualizzabili? Ci immaginiamo così l'uomo che veste nuovo formale oggi: qualcuno che si interroga sulla forma e sul significato delle cose, ed è destabilizzato, spesso confuso o paralizzato dalle grosse incertezze che mettono in discussione il futuro. In questo procedere incerto, tradizione e innovazione sono le uniche guide e la qualità probabilmente l'antidoto. Uno sguardo sulla vita che si riflette nell'attitudine, nel vestito, nel pensiero. La voglia di essere meglio di quello che si è non manca, così come non mancano i dubbi. Questi sono elementi che si mescolano in un clash estetico che mette insieme il punk e l'eleganza formale.
 
Cosa potete dirci in merito alla location?
La location sarà una delle scalinate che portano al piano sotterraneo della fiera, architettura di servizio dal gusto industriale, per lo più grigia fatta di lastre pre-fabbricate e illuminata da neon. Cornice che si lega più ad un ricordo dell’industrializzazione degli anni ‘70/’80 che alle mura cinquecentesche della Fortezza. É questo lo scenario amplificato dal clima grigio di gennaio su cui si staglierà in maniera contrastante l'immagine new formal interpretata dal magazine. Insomma l'attenzione è concentrata sull'estetica così come alle varie stratificazioni di possibili letture sociologiche/esistenziali, ed anche all'italianità ribadita e reinterpretata con un twist nostro e da uno sguardo internazionale.
 
In base a quali elementi avete selezionato i designer e i brand protagonisti dell’evento?
Ci interessano i pezzi semplici, essenziali e diretti, che hanno un’idea dietro. O se vogliamo un ‘sentimento’. Ci interessa un’eleganza attenta soprattutto alla qualità e alla capacità di aggiornare pezzi classici a nuove esigenze, come la sostenibilità e l’essere al di sopra dei trend, rendendo la vestibilità e l’immagine non esauribile nel rincorrersi delle stagionalità, ma perdurabile nel tempo. 
 
Cos’è il nuovo formale oggi, secondo Dust magazine?
Un’eleganza semplice dal gusto classico ma vestita diversamente, in modo più personale e libero. Un’eleganza che riflette sia la ricerca di qualità in tutti gli aspetti che hanno a che fare con la nostra vita, sia la responsabilità che questo comporta.
 
Quali sono le nuove frontiere del lifestyle per l’uomo?
Quello che definisce l’uomo oggi è l’essere sull’orlo di una crisi sociale, economica, ecologica che non ha precedenti nella storia recente. Si sta risvegliando uno stile di vita consapevole, propositivo, disilluso, di segno opposto a quello che il sistema dei consumi ci ha abituato negli ultimi decenni. Limitare il proprio impatto e fare scelte personali libere, coscienti e responsabili è quello che in tutte le fasce della popolazione si avverte come necessità crescente. La qualità e l’efficacia di rendimento con il minor consumo possibile è quello che si chiede a un prodotto, se non anche alle nostre vite. É a partire da questa necessità che il lifestyle va ripensato.
 
Quando e come si è sviluppato il progetto della vostra capsule?
É nato qualche anno fa, con il concept di wearable page dove le immagini e l’universo del magazine si estendevano su capi da indossare. Artisti con cui collaboriamo per la rivista diventano protagonisti delle varie collezioni. Gli indumenti diventano pezzi da collezionare. L’ultima in uscita a gennaio celebra la lunga collaborazione tra Peter De Potter e il giornale riproponendo una selezione di immagini pubblicate su DUST durante gli anni. L’artista visuale belga, conosciuto dal grande pubblico per essere collaboratore di lunga data di Raf Simons e autore degli artwork del precedente album di Kanye West, è anche colui che ha creato il collage che stiamo usando per l’evento Otherwise Formal.